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“Il bello dei cammini è che nessuno torna davvero uguale a come è partito. Cambiano i paesaggi, cambiano gli incontri, cambia il ritmo dei passi. E, quasi senza accorgersene, cambia anche il modo di guardare il mondo.”

Le statistiche raccontano una crescita costante dei pellegrini e dei camminatori in tutta Europa, ma dietro i numeri si cela un cambiamento molto più profondo: il desiderio di rallentare, di sottrarsi ai ritmi imposti dall’iperconnessione, di recuperare il rapporto con il paesaggio e, soprattutto, con se stessi.
La crescita è costante e coinvolge tutta Europa. Se il Cammino di Santiago continua a rappresentare il punto di riferimento internazionale, accanto ad esso stanno emergendo decine di itinerari che raccontano territori meno conosciuti e spesso più autentici.
La Spagna ha saputo trasformare il Cammino in un potente strumento di promozione culturale, valorizzandolo anche attraverso il cinema.
“Quo Vado?” è l’emblematico è il finale del film Buen Camino diretto da Gennaro Nunziante e interpretato da Checco Zalone, ambientato lungo il percorso verso Santiago de Compostela. Una scelta narrativa tutt’altro che casuale: il Cammino diventa metafora di trasformazione, di ricerca, di rinascita personale.
Camminare per ritrovare il tempo
Ma sarebbe riduttivo attribuire a un film il merito di un fenomeno che affonda le radici nella storia europea. Da oltre mille anni, infatti, le grandi vie di pellegrinaggio hanno costruito identità, economie e culture.
La Via Francigena, il Cammino di Santiago, la Via Romea Germanica, la Via Micaelica sono state le prime grandi infrastrutture culturali del continente, ben prima delle autostrade e delle linee ferroviarie.
Logroño è una tappa fondamentale del Cammino di Santiago de Compostela già a partire dall’XI secolo, quando ha acquisito notorietà come uno dei percorsi di pellegrinaggio più rilevanti d’Europa. Nel Codex Calixtinus, una delle prime guide sul Cammino datata XII secolo, Logroño viene già menzionata quale crocevia focale per mercanti, artisti e pellegrini. Questi ultimi, attraverso le strade acciottolate della città, hanno contribuito a plasmare l’identità culturale locale, rendendola un punto di riferimento per chi intraprendeva questo importante viaggio spirituale.
Oggi quel patrimonio torna straordinariamente attuale. Camminare significa attraversare lentamente un territorio, osservandone dettagli che sfuggono al turismo tradizionale: una chiesa rurale, un vigneto, una bottega artigiana, un forno di paese, una locanda a conduzione familiare. Ogni tappa diventa un incontro e ogni incontro genera economia diffusa.
È anche una forma di benessere che supera il concetto tradizionale di wellness. Numerosi studi confermano come il cammino favorisca la riduzione dello stress, migliori la qualità del sonno e aumenti il benessere psicofisico. Ma il beneficio più profondo riguarda la dimensione interiore. Dopo pochi giorni, il ritmo dei passi sostituisce quello delle notifiche, il tempo torna a dilatarsi e il paesaggio non viene più attraversato, ma vissuto.
Camminare è il nuovo lusso
Il turismo contemporaneo sembra aver riscoperto un concetto antico: il tempo. Camminare significa sottrarsi alla dittatura della velocità. Non esiste check-in, non esistono code aeroportuali, non esiste il bisogno di “vedere tutto”. Esiste invece il privilegio di attraversare un territorio. Ogni tappa diventa occasione di incontro. Con gli abitanti, con le produzioni locali, con le tradizioni gastronomiche, con piccoli artigiani che difficilmente entrerebbero negli itinerari del turismo di massa. È un turismo che produce valore senza consumare il territorio.

Mentre le grandi città europee affrontano gli effetti dell’overtourism, i cammini distribuiscono i flussi, riportando visitatori in borghi che per decenni hanno conosciuto soltanto lo spopolamento. Un modello che non concentra migliaia di persone nello stesso luogo, ma le accompagna lungo decine, a volte centinaia di chilometri, generando economia diffusa.
Dalla Galizia all’Irpinia, il cammino è sviluppo
Negli ultimi anni l’Italia ha assistito a una vera esplosione dei percorsi dedicati al turismo lento. Accanto agli itinerari storici come la Via Francigena, stanno emergendo cammini che valorizzano territori meno conosciuti ma straordinariamente autentici.
Se Santiago de Compostela rappresenta il modello internazionale, l’Italia sta vivendo una stagione di straordinaria vitalità. Accanto alla Via Francigena, stanno crescendo itinerari che valorizzano aree interne e piccoli comuni, trasformando il turismo lento in uno strumento di rigenerazione territoriale. Tra questi spicca il Cammino di San Guglielmo, che attraversa l’Irpinia seguendo le vicende del fondatore dell’Abbazia del Goleto e del Santuario di Montevergine. Boschi, castagneti, abbazie, borghi e paesaggi appenninici costruiscono un percorso che unisce spiritualità, natura e patrimonio storico.

Accanto ad esso il Cammino Retico, dedicato all’antica civiltà degli Hirpini. Più che un semplice trekking, è un itinerario culturale che collega castelli, siti archeologici, vigneti, uliveti e laboratori artigiani, offrendo un’immagine dell’Irpinia lontana dagli stereotipi e profondamente autentica. Il valore di questi cammini va oltre la dimensione turistica. Ogni pernottamento sostiene un albergo diffuso, ogni sosta valorizza una piccola azienda agricola, ogni acquisto contribuisce alla sopravvivenza dell’artigianato locale. È un’economia lenta, distribuita e sostenibile, capace di restituire centralità a territori spesso esclusi dai grandi flussi turistici.
Benessere oltre il fitness
Se negli anni Duemila il benessere era sinonimo di spa e centri termali, oggi la parola wellness assume un significato più ampio. Camminare riduce lo stress, migliora la qualità del sonno, favorisce la concentrazione e stimola la produzione di endorfine. Numerose ricerche scientifiche evidenziano inoltre come l’immersione nella natura contribuisca alla riduzione dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

Ma il beneficio più difficile da misurare riguarda la dimensione interiore. Il cammino restituisce il silenzio, insegna la pazienza, modifica la percezione del tempo. Dopo alcuni giorni, il ritmo dei passi sostituisce quello delle notifiche. Il paesaggio torna a essere osservato, non semplicemente attraversato. È forse questa la ragione per cui molti affrontano un cammino senza motivazioni religiose. La spiritualità contemporanea non coincide necessariamente con la fede, ma con la ricerca di uno spazio personale di riflessione.
Il turismo che crea comunità
Esiste infine un aspetto che distingue i cammini da quasi ogni altra forma di vacanza: la relazione. Lungo il percorso scompaiono molte delle differenze sociali. Manager, studenti, pensionati, professionisti e stranieri condividono gli stessi sentieri, gli stessi rifugi, la stessa fatica. Nascono conversazioni improbabili, amicizie durature, reti spontanee di solidarietà. È il principio della comunità temporanea, che rappresenta uno dei patrimoni immateriali più preziosi del turismo lento. In un’epoca dominata dall’individualismo, il cammino restituisce il valore dell’incontro.
Il futuro dei viaggi è già iniziato
I dati confermano che il turismo dei cammini continuerà a crescere, sostenuto dalla domanda di esperienze autentiche, sostenibili e rispettose dell’ambiente. Ma il suo successo non dipenderà soltanto dall’aumento dei percorsi o delle credenziali rilasciate, ma dalla capacità delle comunità locali di preservarne l’identità.
Un cammino non è un prodotto turistico da consumare. È un’esperienza da vivere con lentezza, lasciandosi sorprendere dai dettagli, dai paesaggi e dalle persone incontrate lungo la strada. Forse è proprio questa la sua lezione più attuale: ricordarci che il viaggio più importante non è arrivare, ma imparare a dare valore al tempo necessario per farlo.
BOX | I CAMMINI DA FARE ALMENO UNA VOLTA
- CAMMINO DI SANTIAGO (CAMINO FRANCÉS)
Da dove parte: Saint-Jean-Pied-de-Port (Francia)
Dove arriva: Santiago de Compostela (Spagna)
Lunghezza: circa 780 km
Tempo medio: 30-35 giorni
È il cammino più famoso al mondo. Attraversa i Pirenei e il nord della Spagna, toccando città storiche come Pamplona, Burgos e León fino alla Cattedrale di Santiago, dove secondo la tradizione sono custodite le reliquie dell’apostolo Giacomo.
Perché sceglierlo
- infrastruttura perfettamente organizzata;
- centinaia di ostelli e punti ristoro;
- ideale anche per chi affronta il primo cammino.
Periodo migliore
Da aprile a giugno e da settembre a ottobre.
2. VIA FRANCIGENA
Da dove parte: Canterbury (Inghilterra)
Dove arriva: Roma
Lunghezza complessiva: circa 2.000 km, di cui oltre 1.000 in Italia.
È l’antica via percorsa dall’arcivescovo Sigerico nel X secolo. Attraversa sette regioni italiane, passando dalla Val d’Orcia fino alla Tuscia laziale.
Le tappe più amate
- Lucca
- San Gimignano
- Siena
- Radicofani
- Viterbo
Perché sceglierla
È il cammino ideale per chi desidera unire paesaggi, arte, enogastronomia e spiritualità.
3. CAMMINO DI SAN GUGLIELMO
Regione: Campania
Da dove parte: Monte Sant’Angelo (Puglia) oppure, nella versione più percorsa, da Chiusano di San Domenico e dall’Alta Irpinia.
Dove arriva: Abbazia di Montevergine (Mercogliano, Avellino).
Lunghezza: circa 320 km nell’itinerario storico completo; sono disponibili anche percorsi di 70-120 km.
Ripercorre il viaggio di San Guglielmo da Vercelli, fondatore di Montevergine e del complesso monastico del Goleto.
Il percorso attraversa l’Irpinia più autentica: boschi, castagneti, piccoli borghi, santuari e abbazie, tra cui il complesso monumentale del Goleto, uno dei luoghi spirituali più affascinanti del Mezzogiorno.
Da non perdere
- Abbazia del Goleto
- Santuario di Montevergine
- Lago Laceno
- Borghi dell’Alta Irpinia
Ideale per
Chi cerca un cammino spirituale ancora poco conosciuto e lontano dai grandi flussi turistici.
4. CAMMINO RETICO
Regione: Campania (Irpinia)
Lunghezza: circa 150 km (a seconda delle varianti).
È uno dei cammini più giovani d’Italia e prende il nome dagli antichi Hirpini. Collega numerosi comuni dell’Irpinia attraverso sentieri, tratturi e antiche vie rurali.
Non è soltanto un trekking: è un viaggio nella cultura appenninica, tra vigne del Taurasi, oliveti, castelli medievali e laboratori artigiani.
Borghi simbolo
- Taurasi
- Gesualdo
- Villamaina
- Fontanarosa
- Frigento
- Sant’Angelo dei Lombardi
Perché sceglierlo
Per vivere un’Irpinia autentica, fatta di ospitalità diffusa, produzioni tipiche e paesaggi ancora incontaminati.
INFO PRATICHE: COME PREPARARSI A UN CAMMINO
Allenamento
Non serve essere atleti, ma è consigliabile camminare almeno un mese prima della partenza, aumentando progressivamente fino a 15-20 km.
Lo zaino
Il peso ideale non dovrebbe superare il 10% del proprio peso corporeo. Bastano pochi cambi tecnici, scarponcini già collaudati, mantella antipioggia, borraccia e kit di primo soccorso.
Le credenziali
Quasi tutti i cammini rilasciano una “Credenziale del Pellegrino”, un documento che viene timbrato lungo il percorso e permette spesso di accedere alle strutture convenzionate.
Quando partire
Primavera e inizio autunno restano i periodi migliori per evitare caldo intenso e affollamento.
A chi rivolgersi
Le associazioni dei cammini, gli uffici turistici locali e le Pro Loco mettono a disposizione mappe GPS, guide, punti tappa e strutture convenzionate. Oggi esistono anche numerose app dedicate che consentono di pianificare ogni giornata di viaggio, prenotare l’accoglienza e consultare le tracce ufficiali.
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