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VINI SENZA SOLFITI AGGIUNTI, QUANDO IL RIGORE FA LA DIFFERENZA

Dalla gestione del vigneto alla precisione in cantina, un progetto dimostra come sia possibile produrre etichette prive di solfiti aggiunti senza rinunciare a qualità, pulizia e identità territoriale.

testo e foto Liliana SAVIOLI

I solfiti fanno male, fanno venire il mal di testa, i vini “naturali” non contengono solfiti, i solfiti sono tossici, i solfiti ci sono solo nel vino e via discorrendo. Tutti luoghi comuni su una sostanza, composta da ossigeno e zolfo, chiamata anidride solforosa.

Sicuramente non fanno bene in alte percentuali,  la dose giornaliera che si possono assumere in sicurezza non dovrebbe superare i 0,7 mg per kg di peso corporeo, poi che facciano venire il mal di testa non è scientificamente provato ma ci posso essere delle persone con intolleranze a cui fan venire il mal di testa e pertanto per loro sono tossici, non per tutti.

I solfiti sono un conservante naturale e li ritroviamo in quasi tutti gli alimenti confezionati. Il cibo che contiene più solfiti in assoluto è la frutta secca come albicocche, fichi secchi e uvetta.

Che poi i “vini naturali” siano senza solfiti è impossibile. Senza solfiti aggiunti si, senza solfiti no.

In fase fermentativa gli zuccheri presenti nel mosto, attraverso l’azione dei lieviti, vengono trasformati in alcool e la nostra famosa anidride solforosa. Per riuscire a produrre vini senza solfiti aggiunti ci vuole il rigore.

Una vigna perfetta e seguitissima che produca uva di altissima qualità senza marciumi e ci vuole pure una cantina rigorosamente pulita e con tecnologie avanzate. Insomma per produrre dei vini senza l’uso di solfiti aggiunti ci vuole un progetto ben studiato, disponibilità finanziarie, personale motivato e coeso. Una gran squadra insomma.

Questo è quello che ho trovato a Sorrivoli di Roncofreddo (FC), un paesetto collinare a 20 chilometri da Cesena. A due passi dal mare ma immerso in foreste verdeggianti e paesaggi da cartolina con anche un Castello. Un piccolo paese con una cantina quasi invisibile nel rispetto del terreno che la contiene. Amaracmand è il suo nome che significa mi raccomando.

Mi raccomando me lo dice continuamente mia mamma. Io non sono una scavezzaollo ma sono sbadata, inciampo e combino guai e mi scivolano le cose dalle mani e mi perdo. Insomma ogni tanto ho la testa tra le nuvole e allora Amaracmand ci sta proprio bene.

Non ha la testa tra le nuvole, per nulla, il comproprietario, con la moglie, di questa realtà imprenditoriale. Marco Vianello, di origini venete, le idee le ha ben chiare e ha creato, in una decina d’anni, una squadra motivata e super preparata. Dal cugino Damiano Vianello che segue i vigneti e che ha creato una nursery con barbatelle autoprodotte e le tratta come sui pargoli, all’enologo interno Antonio Zappulla, siciliano in trasferta, che tiene la cantina e tutti i macchinari come in una sala chirurgica, per non parlare di Maurilio Chioccia, uno degli enologi italiani più quotati, che crede fortemente in questa piccola ma significativa realtà.

Solo 20 mila sono le bottiglie prodotte su una superficie vitata di più di 10 ettari.

Sangiovese e Albana i due vitigni principali per produrre 4 etichette, non di più. Il giusto. Un metodo charmat autoprodotto anche in fase di presa di spuma con le loro autoclavi dove rimane per 6 mesi a temperature diverse per poter estrarre il meglio da Bombino Bianco, Trebbiano della Fiamma e Pagadebit e Pignoletto(chiamato anche Grechetto Gentile). Uno spumante. Madame Tití Igp Bianco Rubicone brut nature bio 2023, pericolosissimo. Non si capisce come le bottiglie appena aperte finiscano subito. Allegro a scanzonato ha proprio in carattere romagnolo.

Stessa base ma con l’aggiunta di Incrocio Manzoni per l’ultimo nato, il Libumio Rubicone Igp Bianco. Un 2025 che non fa sconti a nessuno con la sua mineralità prorompente con iodio e sabbia bagnata.100% Sangiovese invece per il Perimea sempre Igp Rubicone 2025, che non ha visto legno ma riesce a donare tutta la parte rustica e smaliziata di questo vitigno con una beva veramente notevole. Ultimo, ma in realtà il primo, Imperfetto Igp Rubicone 2023 nato da minimo 85% Sangiovese per il resto Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah, Alicante. Naso pulitissimo con sentori di marmellata di frutti di bosco, cannella e spezie fini Bocca morbida con tannini croccanti e scattanti. Grande persistenza.  Passaggio in legno grande.

Tutti senza solfiti aggiunti e senza difetti. Amaracmand, mi raccomando!!

Liliana SAVIOLI

Giornalista, Padovana DOC, Sommelier, esperto degustatore internazionale e docente, fa parte dell’Associazione ACAUD  in qualità di sensorialista.
Cavaliere della Vitovska, è Ambasciatrice del Festival Internazionale delle Malvasia di Portorose. E’ Commissario esperto Degustatore nelle commissioni per la determinazione delle DOC E DOCG del FVG. Collabora con altre Riviste di settore.

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