Testo e foto Liliana Savioli
E’ stato un fine settimana di fuoco, quello del 25- 26-27 ottobre, in quel di Cormons. Un bel paese nel profondo est nord est (lo stessa direzione da cui arriva la Bora), dove si è svolta la Manifestazione Collio Evolution.
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I giornalisti dei più importanti mezzi di comunicazione non si sono fatti scappare questa ghiotta occasione. Non ho potuto essere presente al convegno ma ho degustato, con gran gioia, i Friulano evoluti.
Nella rinnovata sala da degustazioni dell’Enoteca di Cormons ho potuto assaggiare in tutta tranquillità. E vi posso dire che mi son divertita molto. Per prima cosa ho pensato alle parole di un grande enologo che, con estrema umiltà, si univa al gruppo di degustatori durante le sessioni iniziali di una guida nazionale per cui ho lavorato parecchi anni. Quando arrivavamo ai Friulano di 2 o 3 o anche 4 anni e i sentori non erano più freschi di fiori bianchi, mandorle amare e talvolta albicocche e minerali ma evoluti, appunto, in mineralità spiccate e pietra focaia ci diceva “Attenti è la tipicità del Friulano di collina che, se non conosci, puoi addirittura considerarlo difettoso”.

Un insegnamento, assieme a molti altri, che mi è rimasto impresso fortemente nella memoria e da allora, e di anni ne son passati molti, la mia preferenza va ai Friulani maturi. Li cerco quando vado al ristorante e se non li trovo chiedo, molte volte saltano fuori dal nulla delle bottiglie di grande Interesse. Come quelle che ho assaggiato lunedì scorso. Non ho assaggiato il 2024 né il 2023 né il 2022. Mi sono concentrata sulla 2021 e posso dirvi che veramente è stata una grande annata, se trovate delle bottiglie di Friulano 2021 in giro, senza farvi notare, acquistatele tutte e mettetele in cantina al sicuro.
Che sentori di idrocarburi equilibrati, pietra focaia, rosmarino e maggiorana, menta, fieno e mandorla abbrustolita. Ma oltre a dei nasi che mi portavano in Mosella, è la bevibilità la loro arma vincente. Allegri, vivaci, ancora croccanti e con una persistenza infinita. Come diceva mio nonno “da berne a secchi”.
Quale nome? In rigoroso ordine alfabetico per il Friulano 2021 La Mont-Brach Bracco 1881, Petrus Ferruccio Sgubin, Etichetta Bianca Pascolo e Tenuta Borgo Conventi sono sul podio. Nei Friulano 2019 i nasi si son fatti più silenti, meno espressivi, rimangono delle bocche belle piene ma meno emozionali. Però, su tutti, il Friulano 2019 di Fondazione Villa Russiz vince alla grande per la sua estrema eleganza. Ci son rimasta male per i Friulano 2018. Ho sempre pensato, e detto a tutti, che è stata una grande annata con alta qualità e tanta quantità. E mi rendo conto ora che purtroppo il Friulano di quell’annata, nella maggioranza degli assaggi, è stanco.
Non ancora al capolinea ma quasi. Ma il Nekai 2018 di Damjan è ancora perfetto con il suo colore oro liquido, sentori di albicocca essiccata e fieno. Tannico, fresco, ammandorlato, potente. Un gran bianco con il vestito da rosso. Solo Primosic ha portato un 2017 e ha fatto molto bene. Anche se è stata un’annata difficoltosa e piovosa il suo Skin 2017 è ancora croccante e verticale e scattante con i suoi sentori di smalto e caminetto pulito, insomma in piena forma. Parecchi Friulano 2016 quasi tutti eccelsi.
Da segnalare la coccolosità del Raccaro, la pesca bianca del File di Ronco Blanchis e la crema pasticcera unita al calicantus e la strepitosa beva di Gradis’ciutta.

Per il 2015 sono incerta a chi dare l’oro tra il Valeris Muzic e Athena Picech. Entrambi emozionanti, lunghi, eleganti che però raccontano storie diverse, Muzic parla di idrocarburi e muscolarità Picech di agrumi e eleganza. Mah, non si trovano più in commercio ma se li trovate prendeteli tutti e due. Nelle mie note per ben due volte ho segnato vino pazzesco.
Per il Friulano 2012 di Drius e Ronco delle Cime di Venica & Venica. Anche qui, uno potente e perfettamente circolare, l’altro elegantissimo in tubino nero di Chanel. 2 vini di 13 anni che ancora esprimono perfettamente il vitigno e la terra dove sono stati coltivati.
So che è difficile da credere e che poche persone che stanno leggendo avranno la possibilità di assaggiare i vini che vi ho descritto ma posso garantirvi che è stata una grande esperienza. Grazie al Consorzio Collio con Luca Raccaro come presidente, alla direttrice Lavinia Zamazo e dalla loro PR Federica Schir. Alla prossima
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Liliana SAVIOLI
Giornalista, Padovana DOC, Sommelier, esperto degustatore internazionale e docente, fa parte dell’Associazione ACAUD in qualità di sensorialista. Cavaliere della Vitovska e Ambasciatrice del Festival Internazionale delle Malvasia di Portorose. Partecipa regolarmente alle commissioni per la determinazione delle DOC E DOCG del FVG. Collaborazione con Riviste di settore anche come delegata regionale del FVG.












