Format tecnico e dimensione raccolta nel cuore di Napoli: 10-20 aziende, fino a 6 referenze ciascuna e un confronto professionale mirato, lontano dallo stress delle grandi fiere.
Testo e foto Monica Piscitelli
L’amata Toscana in degustazione in uno dei templi assoluti della cucina napoletana: Mimì alla Ferrovia.
In risposta all’affanno delle grandi manifestazioni, al sovraccarico delle papille da stress fieristico, Davide Bonucci, forte della esperienza di Sangiovese Purosangue, a Napoli, oppone, in giro per l’Italia, agilità e distensione.
Davide Bonucci, Mimì alla Ferrovia, Napoli@M.Piscitelli
Piccole degustazioni da 10 o 20 aziende, ciascuna con 4 o 6 referenze. Una dimensione a misura d’uomo da fare più volte l’anno per una ristretta cerchia di addetti al settore.
Si parla, degusta e stringono rapporti commerciali.
L’atmosfera è quella giusta e la location, imprestata alla degustazione tecnica, è quantomeno comoda: a quattro passi dalla Stazione centrale.
Partecipano, profittando della occasione per conoscere il capoluogo campano, piccole cantine vecchie e nuove. Ma ci sono anche i big, pochi e giusti.
SOGNO DI ENOLOGO
Dopo trenta anni di militanza in una nota cantina, Mauro Bennati, enologo di valore, con sua moglie, si è lanciato nella avventura di far il vino proprio.
Eleganza e garbo caratterizzano la produzione aziendale, in divenire per quanto riguarda la veste grafica. Segnaliamo, tra quelli presenti, il bianco fermo da Trebbiano 50%, con Malvasia e Vermentino. Freschezza di menta piperita, su un letto di gradevoli note minerali e di frutta gialla acerba. Dalla progressione e allungo notevole, anche con i suoi 13 gradi.
Mauro Sogno d’enologo
6 ettari e 7 appezzamenti. Baricci, nella vocata Montosoli di Montalcino, sul versante nord, assesta tre bei colpi: Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino e Brunello di Montalcino Riserva. Niente da dire: impeccabili, territoriali e varietali di gran razza. Una menzione per il primo, millesimo 2024, annata equilibrata e felice.
Il vino di Mauro
Baricci
Spumante 84 mesi produttore
Produttori Cuvee solera
Per il nitore del frutto, la bevibilità e il carattere. Da bere, suggerisce il produttore, pure con il pesce: “un guazzetto“. E io dico pure: zuppa di pesce alla napoletana. Ci sta!
Cuvee solera solitaria
NON SOLO ROSSI
Alcune bollicine non hanno mancato di incuriosire gli astanti. Nell’ambito di una degustazione centrata su aziende per lo più rossiste, i bianchi presenti erano rimarchevoli.
TIRATURA LIMITATA
Ci devi proprio credere per far, nel Chianti Classico, uno Spumante Metodo classico con ben 84 mesi sui lieviti. Quattro sorelle è una bottiglia dalla veste elegante e dal contenuto altrettanto raffinato e unico. Decisamente all’altezza di Terreno, azienda biologica dal 2014 nel fragile ecosistema del Chianti Classico. Questo Blanc de Noirs, da uve Sangiovese, merita lo spazio che si è ricavato in una gamma solida sui rossi e resta una incantevole tiratura limitata.
SOLITARIA SOLERA
Quando incontri un produttore che in tre battute dichiara di amare taluni Champagne (ndr: Selosse tra i nomi snocciolati), di essere a Montepulciano e di comprare, per scelta strategica, le uve piuttosto che produrle e, infine, di fare un Metodo Classico Cuvee metodo Solera, ti fermi e tendi le orecchie.
Tutti di valore, i vini proposti a Napoli, ma menzione speciale per la suddetta etichetta: di assoluta raffinata e cervellotica fattura.
Non un vino per tutti, ma certamente spiazzante e sferzante per il suo profilo minerale, agrumato, di pane al criscito, ribes bianco, lavanda e pepe bianco. Da Chardonnay e Pinot nero lavorati con metodo Solera, prevede l’assemblaggio con vini riserva per circa un terzo.
Giampiero della Vernaccia angelica
VERNACCIA ANGELICA
Concludiamo con un produttore classico di Vernaccia di San Gimignano. Il Colombaio di Santa Chiara non ha bisogno di presentazioni su questo vitigno. E ascoltare Giampiero Logi raccontare della azienda è parte della esperienza mistica. Il base, prodotto in 70000 esemplari, fa il suo lavoro sulla bevibilità estiva ma ha carattere da vendere: quello del varietale. Il Cru Campo della Pieve è incantevole.
Con la sua etichetta bianca e dorata, ha un anima angelica, setosa, accogliente, fatta di note minerali, burrose e di frutta croccante. Con la Riserva, cui non ha nulla da invidiare, si contende il gradimento dei palati più esigenti. Lieviti indigeni, vinificazione in vasche di cemento, e un annetto di legno grande di ciliegio per l’ultimo, e tanta bottiglia prima del mercato.
(In copertina, Davide Bonucci durante l’evento, Mimì alla Ferrovia, Napoli@M.Piscotelli)
Giornalista | consulente di comunicazione | degustatore
Napoletana, vive tra l’Italia e la Grecia.
Associata Arga Campania è membro de Le Donne del Vino della Campania.
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