Redazione
Una volta c’era un detto, quasi un mantra: “Dopo Ferragosto i tempi si rompono“. Il che faceva contenere le vacanze al periodo precedente, giusto per stare tranquilli. Da alcuni anni, invece, la tradizionale rottura stagionale di Ferragosto sembra ormai appartenere al passato.
Un’analisi di TempoItalia.it sulle temperature nazionali dal 2000 a oggi mostra come, sempre più spesso, la seconda metà di agosto sia interessata da nuove ondate di calore, talvolta intense e capaci di protrarsi fino ai primi giorni di settembre.
Il passaggio decisivo è rappresentato dal 2003, anno che ha segnato uno spartiacque nella climatologia italiana. Quell’agosto registrò 30 giornate con temperatura media nazionale superiore a 24 °C e 28 oltre i 25 °C, con 24 giorni consecutivi sopra i 26 °C. Ma il fenomeno non si è esaurito in quell’evento eccezionale.
Il caldo tardivo è tornato con particolare evidenza nel 2007, quando il 30 agosto si raggiunsero 45 °C a Pescara e 43,6 °C ad Amendola. Nel 2009, tra gli anni più caldi della serie, nessuna giornata di agosto ebbe una media nazionale inferiore ai 23 °C. Nel 2011 e nel 2012 nuove fasi roventi interessarono proprio il periodo successivo a Ferragosto.
La tendenza si è riproposta nell’ultimo decennio, con episodi significativi nel 2015, 2017, 2019, 2021 e 2022. Il 2023 ha offerto uno degli esempi più netti, con 38-42 °C in diverse aree italiane tra il 19 e il 26 agosto e il record di 40,4 °C a Parma. Nel 2024, secondo agosto più caldo della serie dopo il 2003, il caldo è tornato dal 22 al 29.
A contribuire alla persistenza del fenomeno c’è anche il Mediterraneo sempre più caldo. Dall’inizio degli anni Dieci le ondate di calore marine sono divenute più frequenti e durature: a fine agosto le acque raggiungono spesso 25-28 °C, con punte prossime ai 30 °C negli anni più estremi. Un mare caldo mantiene elevate le temperature notturne, alimenta afa e instabilità atmosferica.
Il dato più significativo, dunque, non è soltanto l’aumento delle temperature estreme, ma la perdita della netta cesura stagionale di fine agosto. Il caldo non necessariamente scompare dopo Ferragosto, come un tempo: tende a interrompersi, riorganizzarsi e ripresentarsi. Una nuova normalità climatica con cui l’Italia deve fare i conti. Ma non è il peggio .
Sebbene gli scienziati discutano se il 2026 sarà o meno l’anno più caldo mai registrato, concordano, però, sul fatto che per, quanto riguarda il caldo, sia quasi certo che il 2027 supererà qualsiasi anno dell’epoca moderna, forse anche di molto.











