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FESTIVAL TRENTODOC. UN’ESCLUSIVA VERTICALE DI MONSIEUR MARTIS

Nel corso del FESTIVAL TRENTODOC, un'esclusiva verticale: cinque annate, dal millesimo 2015 al 2020, di metodo classico da pinot meunier 100% in versione rosé

testo e foto Rosaria Benedetti

Benché oggi molte case spumantistiche ne stiano valutando la positiva ricaduta nella composizione delle cuvées e stiano iniziando a riservare qualche fazzoletto di terra a vigneti dedicati, il Pinot Meunier, presente da sempre nel Disciplinare del Trento Doc, non ha trovato in Trentino una diffusione capillare. A maggior ragione quindi, ha preso rilievo il progetto determinato e coerente della famiglia Stelzer di dare linfa al piccolo ma prezioso giacimento di Pinot Meunier già presente alla nascita dell’Azienda tra i filari attorno al Maso; un giacimento trasformato negli anni in un solido programma di estensione del vigneto con una attenzione agronomica costante, per portare in cantina vendemmie meticolose, quelle che con personalità e carattere si ritrovano nei calici di questa verticale dalla storicità inedita.

Per immergersi nella storia di Monsieur Martis bisogna affrancarsi da attuali frequentazioni con meunier della Champagne e trasferirsi in Trentino per lasciarsi cullare dal dondolio dei millesimi, ripercorrendo, non senza emozioni, uno spazio temporale significativo, fatto di piccoli e grandi passaggi. Quel primo quasi timido debutto nella Cuvée di Madame Martis già nel 1999 e in seguito nel 2015, alla festa dei 25 anni dell’Azienda, quando tutti gli invitati dimostrarono di apprezzare parecchio quelle bottiglie inedite, custodite in sordina e aperte con coraggio in finale di serata: erano le prime prove di meunier in purezza, vendemmia 2010.

Poi i nuovi impianti inseriti nel mosaico verde alle spalle della cantina, dove il meunier spicca per quel suo biancore distintivo sotto le foglie, dove lo puoi toccare e riconoscere. Ma è nel tempo drammatico della pandemia, quando ogni cosa si è fermata e la resilienza ha costretto Roberta a riporre i progetti per celebrare i 30 anni di Maso Martis, che la famiglia Stelzer decide di aprire una finestra di ottimismo con la presentazione di Monsieur Martis, rosè da meunier 100%, millesimo 2015.

Rosaria Benedetti

Il resto è storia di oggi, si fa per dire, con un unico “salto” di annata, la 2019 segnata da un meteo avverso. Il percorso della verticale è a ritroso a partire dallo scatto giovanile del millesimo 2020, l’attuale in commercio, dal colore ramato lucido e brillante, un perlage vivace che schiude profumi di piccoli frutti e pompelmo rosa, il sorso croccante e fresco, la tensione gustativa verticale a rammentarci che il Trentino è terra di montagna.

La solidità del centro bocca è il tratto distintivo del 2018: la mineralità percepita in gioventù ha qui contorni precisi e sostiene una persistenza gusto- olfattiva molto lunga che riprendendo le note dell’olfatto, chiude con ricordi di sottobosco e miele di castagno.

La parabola dei profumi del meunier si fa via via più evoluta così come il sorso si fa via via più cremoso: l’annata 2017 è una sintesi di equilibro e armonia, la percezione del trascorrere del tempo è in questo calice concreta ma restano ancor vivaci e freschi la luminosità, i profumi di pasticceria, la verticalità della beva: è un invecchiare con eleganza, mantenendo in coerenza una grande personalità.

Il millesimo 2016 è preciso, per me perfetto, nella sua evoluzione: note di mela cotogna rincorse da tratti fumé, un poco di muschio, fiori recisi e quella freschezza in ingresso che ricorda il fratello più giovane; la bocca è ricca ma mai troppo piena e testimonia ancora che il meunier è la varietà dei climi freddi.

Roberta, Antonio, Alessandra e Maddalena Stelzer e Rosaria Benedetti,@R. Benedetti

Ed ecco la veterana, la vendemmia 2015, un calice emblematico della profondità gustativa e della longevità di Monsieur Martis: colore ancora brillante, perlage meno impulsivo ma piacevolmente appagante, tavolozza olfattiva evoluta verso note fumé, tabacco e bosco autunnale, sorso cremoso e morbido, finale lunghissimo.

In conclusione, concretamente, l’immagine di Monsieur Martis ha contorni precisi, i descrittori varietali del meunier rimbalzano con costanza di millesimo in millesimo, mentre ogni singola annata mantiene la sua raffinata personalità. Roberta, Antonio, Alessandra e Maddalena Stelzer hanno presentato con questa verticale il loro decennale percorso sul meunier, percorso fatto di pazienza e lungimiranza. La loro è una proposta in chiave territoriale di una varietà dal grande potenziale spumantistico ma non sempre facile da coltivare e da vinificare, una varietà che ha trovato a Maso Martis un habitat ideale ed un progetto che ne esalta la finezza anche in una lunga prospettiva temporale.


Rosaria BENEDETTI

Laureata in Lingue e letterature straniere moderne, Sommelier professionista e Wine educator, attuale Delegata delle Donne del Vino del Trentino AA, Docente presso Accademia d’Impresa TN e giudice Concorsi Internazionali.
Trentina di nascita, convivo con una laurea in Lingue Straniere ed un passato nella scuola. Il dato anagrafico mi pone in quiescenza ma il nettare di Bacco mi affascina e mi occupa costantemente. La trasformazione da austera prof di tedesco in sommelier avviene nel 1997 e da quell’anno il racconto del vino e dell’enogastronomia scandisce le mie giornate. Considero anacronistico il proverbio che “l’ozio è il padre di tutti i vizi” e sogno un futuro di dolce far niente tra viaggi, letture e calici da bere a grandi sorsate.

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