Testo Giovanna Moldenhauer
Photo @Consorzio Tutela Lambrusco
Una serata dedicata al Lambrusco si è tenuta a Milano. L’assaggio di undici diverse espressioni di Lambrusco DOC è stato, in quell’evento, abbinato a sei piatti realizzati dal maestro pizzaiolo Lorenzo Sirabella, della pizzeria Dry Milano, per creare un momento di convivialità che gioca con i sapori e sorprende il palato. Ad accompagnare la serata Giacomo Savorini, Direttore del Consorzio Tutela Lambrusco, e Giuseppe Carrus, giornalista del Gambero Rosso e grande conoscitore del Lambrusco.

Ad aprire la degustazione, una entrée composta da pane e salame, accompagnata dal “Piria” Lambrusco di Sorbara DOC di Cantina Paltrinieri. Un abbinamento essenziale e autentico, in cui la spiccata acidità del Sorbara bilancia la grassezza del salame, esaltandone la fragranza. A seguire, l’Ancestrale Lambrusco Sorbara DOC di Francesco Bellei ha valorizzato il Cubotto integrale con Ragù Bolognese, besciamella e Parmigiano Reggiano, un connubio in cui la freschezza del vino e la sua struttura dialogano alla perfezione. La terza creazione, una pizza fritta napoletana farcita con mortadella e Squacquerone denominata Come uno gnocco, è stata proposta in abbinamento a “Foglie Rosse” Reggiano DOC di Albinea Canali.

A seguire gli ospiti hanno assaggiato la Zingara, con crudo dolce D’Osvaldo, mozzarella di Bufala, pomodoro arrosto, lattughino e maionese al basilico, servita insieme a “Il Ligabue” Reggiano DOC della Cantina di Gualtieri. A seguire, La Margherita Croccante con pomodoro San Marzano, treccia di mozzarella di bufala a crudo e Parmigiano Reggiano, è stata proposta in abbinamento a “Il Signor Campanone” Reggiano DOC di Cantine Lombardini. A chiudere la degustazione La 5 formaggi & ananas con provola affumicata, gorgonzola, taleggio, robiola, caciocavallo, arricchiti da chutney d’ananas e anacardi, servita insieme a “Riò” Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC della Cantina San Martino in Rio.

Per dare la possibilità agli ospiti di sperimentare ancora di più la versatilità del Lambrusco e delle sue espressioni così diverse da uno stile all’altro e da una denominazione all’altra, nel corso della serata è stata messa a disposizione una carta vini aggiuntiva, con in assaggio una selezione di etichette dei produttori presenti: “Riò” Lambrusco di Sorbara DOC – Cantina San Martino in Rio, “Radice” Lambrusco di Sorbara DOC – Cantina Paltrinieri, “Brut Rosso” Lambrusco di Sorbara DOC – Francesco Bellei & C., “Lombardini Spumante Brut” Reggiano DOC Lambrusco – Cantine Lombardini, “Vigna del Cristo” Lambrusco di Sorbara DOC – Umberto Cavicchioli & F.

A condurre la degustazione insieme al Direttore del Consorzio e ai produttori, era presente anche Giuseppe Carrus, giornalista del Gambero Rosso e grande conoscitore del Lambrusco, che ha magistralmente guidato il pubblico in un viaggio alla scoperta delle diverse identità delle bollicine rosse emiliane.
Undici vini per raccontare le tantissime sfaccettature che contraddistinguono il mondo dei Lambruschi tra Modena e Reggio Emilia: dodici diverse varietà, diversi metodi di produzione – dallo Charmat al rifermentato in bottiglia, fino al Metodo Classico – e differenti denominazioni. E così i calici hanno spaziato dalle tinte tenui del Lambrusco di Sorbara al viola intenso del Lambrusco Grasparossa, passando dall’intermedio Salamino. All’assaggio si sono avvicendate la delicata effervescenza dei frizzanti, le bollicine più pronunciate del Metodo Classico e la pienezza gustativa dei rifermentati in bottiglia.

“In un anno complesso come il 2025, in cui l’intera filiera vitivinicola ha dovuto confrontarsi con trasformazioni profonde e dinamiche imprevedibili, il Lambrusco dimostra ancora una volta la sua capacità di adattamento e di dialogo con il mondo” – commenta Giacomo Savorini, Direttore del Consorzio Tutela Lambrusco. “È un vino abituato all’internazionalità: presente in oltre novanta paesi, incontra stili di consumo molto diversi tra loro, dal Messico agli Stati Uniti, dal Brasile alla Francia, richiedendo un approccio interculturale costante. Questa dimensione non fa che valorizzare la pluralità identitaria delle nostre bollicine: il Lambrusco – o meglio, i Lambruschi – sono capaci di raccontare la propria versatilità attraverso sapori, profumi e strutture differenti. Serate come queste ci permettono di mostrare concretamente quanto le bollicine emiliane, grazie alle loro caratteristiche eterogenee, possano accompagnare con stile e spontaneità ogni tipo di pizza, confermando la loro centralità nella tradizione enogastronomica italiana e la capacità di confrontarsi con la contemporaneità.”
L’appuntamento milanese ha mostrato ancora una volta come il Lambrusco sia capace di dialogare in modo creativo ed efficace con uno dei piatti simbolo della cucina italiana.

Giovanna MOLDENHAUER
Giornalista professionista dal 1994, vive e lavora a Milano. Esperta in arredamento e arte della tavola, è Sommelier AIS. Il coinvolgimento con il mondo del cibo e degli chef è stata una conseguenza naturale. Scrive di vino e di cibo, nonché di turismo di settore.
Nel tempo, come soleva dire Veronelli, ha camminato le vigne, visitato territori alla scoperta delle loro peculiarità che rendono unica la nostra Italia. Pregresse collaborazioni con Riviste di settore nazionali, realizza, su richiesta, articoli “taylor made” anche per il web divenuto via via più dinamico. Partecipa come giurato a degustazioni, panel e fiere enologiche.











