testo e foto di Liliana Savioli
E se un giorno ricevi una mail da Affinamenti, uno degli uffici stampa più preparati che tu conosca, in cui ti invitano a una verticale di un Colfondo, tu che fai? Accetti?
E se poi ti informano anche che condurre la degustazione sarà Matteo Gallello, con la partecipazione amichevole di Gianpaolo Giacobbo, profondo conoscitore del territorio, oltre al titolare Claudio Francavilla. Accetti? Ma certo che si e con gran gioia.
Ma poi l’influenza ci mette la coda e giusto il giorno prima dell’evento ti ritrovi a letto con la febbre e sei costretta a disdire. Ma….Amelia de Francesco, contitolare dell’ufficio stampa di cui sopra nonché amica, ti chiede se può inviarti 3 annate di quel Colfondo, tu che fai? Ma certo che accetti con altrettanta gioia.
E allora apri queste splendide 3 bottiglie di Colfondo ma ti dispiace aprirle senza condividerle. Arriva giusto giusto un pranzo con persone che nulla hanno a che fare con il mondo del vino. Sono i miei colleghi autisti volontari i degustatori, inconsapevoli, coinvolti in questo panel sui generis.
Racconto loro che si tratta di 3 annate, la 2017 la 2019 e la 2021.
Gli racconto che è un vino frizzante macerato Colfondo ottenuto da uve glera e che svolge la prima fermentazione sulle bucce, dove sosta qualche settimana e rifermenta naturalmente in bottiglia.
Nessuno di loro aveva mai assaggiato un vino così ma si son fidati e si sono divertiti a scoprire le differenze di ogni anno. Più spigoloso ma divertente il 2017, più rotondo e morbido e “profumato” il 2019,croccante e scattante e allegro il 2021.
Mai avrebbero pensato di potersi allietare così assaggiando 3 bicchieri di vino.
Veramente è stato interessante constatare come 8 persone, senza preconcetti e senza la minima preparazione, abbiano serenamente goduto di un prodotto che sicuramente fa discutere noi professionisti. Perché non è limpido, perché ha una quantità di anidride carbonica inusuale, perché non ha i sentori tipici del Glera spumantizzato, perché c’è stata macerazione sulle bucce, perché … perché.
E invece io mi sento molto vicina ai miei colleghi autisti, curiosa e grata di assaggiare vini diversi, intriganti, che raccontano storie, che hanno un’anima. “Su Alto nasce da Glera allevata a doppio capovolto sul pendio di ponente, dalle vigne Costa e Calvario, su suolo morenico di origine glaciale; la vendemmia è manuale in cassetta, diraspatura e spremitura soffice di uva intera, fermentazione da pied de cuve indigeno. Infine, un affinamento sui lieviti in inverno e imbottigliamento a seguito di presa di spuma con mosto della stessa annata. Fin dalle prime annate, una parte del vino ha conosciuto un ulteriore affinamento per almeno quattro mesi a 2.000 metri ai piedi del Monte Civetta nel cuore delle Dolomiti, sotto la cima che gli ha dato il nome.”
Questa è la descrizione tecnica che ho ritrovato tutta nel bicchiere.
10 vendemmie, 10 annate diverse, 10 vini diversi. Da pochi giorni, mi hanno informato, in quel di Scomigo di Conegliano, nel cuore delle colline di Conegliano e Valdobbiadene sede dell’Azienda L’Antica Quercia si è concretizzato anche un altro progetto. La Ghiandaia Farmhouse La dimora naturale de L’Antica Quercia.
Nel 2019 l’azienda acquisisce due ettari di terreno confinanti con i propri vigneti: uno dei rari appezzamenti agricoli del circondario non ancora colonizzato dalle viti. L’esigenza iniziale era puramente agronomica, legata alla necessità di ampliare lo spazio destinato al compost. All’interno della proprietà si trovava anche una grande casa colonica, abitata fino a poco tempo prima. Con il passare dei mesi, quel luogo ha iniziato a rivelare una possibilità diversa: uno spazio capace di raccontare e condividere ciò che ogni giorno accade tra i filari. Così, l’idea di accogliere ospiti all’interno della proprietà ha preso forma.
La Ghiandaia è nata come nasce un seme: per coerenza con il terreno che la ospita. Solo 8 camere per dare conforto a chi, dopo aver girovagato per aziende e aver goduto di panorami incantevoli (le colline di Valdobbiadene ricordiamoci che sono patrimonio UNESCO), si vuole riposare magari bevendo un buon calice di Colfondo Su Alto.
Liliana SAVIOLI
Giornalista, Padovana DOC, Sommelier, esperto degustatore internazionale e docente, fa parte dell’Associazione ACAUD in qualità di sensorialista. Cavaliere della Vitovska e Ambasciatrice del Festival Internazionale delle Malvasia di Portorose. Partecipa regolarmente alle commissioni per la determinazione delle DOC E DOCG del FVG. Collaborazione con Riviste di settore anche come delegata regionale del FVG.












