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SOLARIA JONICA 1959 ATTRAVERSA IL TEMPO E CONQUISTA IL MERANO WINE FESTIVAL

La 34ª edizione del Merano Wine Festival ha confermato la sua vocazione a laboratorio d’avanguardia per il settore: focus su biologico, biodinamico, vini naturali, PIWI, orange, produzioni in anfora e underwater, oltre al debutto delle referenze no-low. Ampia anche la presenza dei Consorzi, uno sguardo strutturato ai vini internazionali, un’app dedicata agli acquisti in tempo reale e un comparto gastronomico di alto profilo.

Testo e foto Monica Tessarolo

La 34ª edizione del Merano Wine Festival ha confermato la sua vocazione a laboratorio d’avanguardia per il settore: focus su biologico, biodinamico, vini naturali, PIWI, orange, produzioni in anfora e underwater, oltre al debutto delle referenze no-low. Ampia anche la presenza dei Consorzi, uno sguardo strutturato ai vini internazionali, un’app dedicata agli acquisti in tempo reale e un comparto gastronomico di alto profilo.

Tra le numerose proposte, una masterclass ha richiamato l’attenzione per la sua natura radicalmente controcorrente: non uno sguardo al futuro, ma un viaggio in un passato irripetibile, incarnato da un vino che sembra sottratto alle regole del tempo.

L’origine di un mito: Solaria Jonica 1959

Solaria Jonica 1959 non è un semplice vino d’epoca: è il risultato di una congiunzione rara tra intuizione, condizioni climatiche fuori dal comune e ostinazione produttiva. Le ultime 950 bottiglie, imbottigliate solo nel 2025 dopo oltre sessant’anni di affinamento, dimostrano la sorprendente longevità di un Primitivo capace di restare integro attraverso intere generazioni.

La storia parte dal Salento, annata 1959, già allora considerata memorabile. Antonio Ferrari, classe 1913, piccolo produttore e commerciante di Galliate (NO), individua nella vigna del barone Bardoscia, affacciata sullo Ionio, il potenziale per un vino fuori scala. L’annata viene definita da diversi tecnici come “la migliore del secolo”.

Ferrari decide di spingere la maturazione oltre ogni convenzione, sorvegliando personalmente il vigneto dalla sua “Millecento” beige per scongiurare la pioggia prevista. Le precipitazioni non arrivano e la vendemmia parte all’alba, nei primi giorni d’autunno. Le uve, fortemente appassite, richiedono la gualcitura – la pigiatura a piedi nudi – eseguita dagli abitanti del luogo.

Segue un viaggio estenuante: due giorni a bordo del mitico OM-Fiat 682 lungo la vecchia statale 16, fino alla cantina piemontese di Ferrari.

Il lungo silenzio del vino

A Galliate il vino riposa per decenni: prima in fusti di ciliegio, poi in vasche di cemento. Ferrari, consapevole del valore della sua creazione, rinvia l’imbottigliamento per oltre quarant’anni con una coerenza quasi ascetica.

Solo nei primi anni Duemila, in occasione del matrimonio della figlia minore, decide di far “nascere” il vino, che viene battezzato Solaria Jonica. La critica lo accoglie con entusiasmo: potenza, integrità e un profilo aromatico fuori dal comune gli valgono la presenza in carte prestigiose, come quella del Louis XV di Alain Ducasse.

Ferrari muore poco dopo. Nel 2002 restano la figlia GianAngela e il marito Sauro, inesperti ma determinati, a gestire l’eredità familiare. Sono loro a promuovere la diffusione delle annate storiche, tra cui il raro 1949, degustato durante la masterclass del Merano Wine Festival insieme a Helmut Kocher. Un vino più che settantenne, segnato dal tempo ma ancora capace di rivelare un valore enologico indiscutibile.

Non è un caso che la Solaria Jonica 1959 fosse già stata premiata nel 2004 dal Merano International Wine Festival come “high quality” e “final wine testing”: un riconoscimento che oggi assume un significato quasi profetico.

Il ritrovamento inatteso

Dopo la morte prematura di GianAngela e Sauro (2015/2016), la commercializzazione si interrompe e la Solaria Jonica sembra destinata a svanire nell’oblio.

Finché Umberto, terzo figlio di Antonio, oggi ottantenne, scopre per caso una vasca che tutti credevano vuota, nascosta dietro un cartello ingannevole. All’interno, il vino è ancora lì, silenzioso da oltre vent’anni.

Il ritrovamento consente un’ultima, irripetibile tiratura: 950 bottiglie immesse sul mercato nel 2025. Un testimone liquido che sfida ogni logica enologica.

Una degustazione irripetibile

Nel calice la Solaria Jonica 1959 appare densa e impenetrabile, con la tipica velatura dei grandi vini ossidativi, simile a un “caffè liquido”.

Il naso apre su cacao, liquirizia, amaretto, frutta secca, con una dinamica evolutiva continua. Il sorso è dolce ma teso, attraversato da una vena ematica e da un’acidità sorprendentemente viva, capace di sostenere una struttura monumentale. La persistenza è quasi teatrale: i sentori tostati rimangono sulle labbra per diversi minuti.L’abbinamento più coerente è con un fondente di alta qualità (≥75%), dove tostature, frutta secca e spezie si integrano perfettamente con la concentrazione del vino.

Un fenomeno irripetibile

La Solaria Jonica 1959 si conferma un caso unico nella storia enologica italiana: nata da visione, rischio e disciplina produttiva, sopravvive al tempo con una vitalità che sfiora l’incredibile. È il risultato di un equilibrio raro tra natura, pazienza e ostinazione umana. Un vino che non appartiene solo al passato, ma alla memoria collettiva di un territorio e di un modo di intendere il vino oggi quasi scomparso.

Un vino che mi ha emozionato, per il miracolo che è riuscito a compiere giungendo intatto a noi. Il ringraziamento va alla natura che lo ha generato, al tempo e alle persone che lo hanno custodito con cura, passione, e caparbietà.

 

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