Federica Anna Guerriero
Un sogno dell’Illuminismo
L’idea nasce nel XVIII secolo, sotto Ferdinando VI e il riformismo del Marchese di Ensenada, in un’epoca in cui le opere pubbliche erano viste come motore di progresso. Il progetto fu sistematizzato dall’ingegnere e marinaio Antonio de Ulloa, ispirato ai canali francesi: una rete navigabile per collegare la Castiglia cerealicola ai porti del nord.
Il piano prevedeva quattro canali, ma solo tre rami videro la luce: Norte, Campos e Sur. I lavori iniziarono nel 1753 e durarono quasi un secolo, tra problemi tecnici, costi elevati e instabilità politica. La navigazione fu attiva già nel Settecento, ma il periodo d’oro arrivò tra 1850 e 1860, con centinaia di chiatte cariche di grano. L’arrivo della ferrovia Valladolid–Alar del Rey ne decretò il declino commerciale, ma il canale sopravvisse come motore industriale: mulini, fabbriche di farina e opifici sorsero lungo le rive.
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Le chiuse: gioielli di ingegneria
Il simbolo del canale sono le chiuse (esclusas), strutture in pietra che permettevano di superare i dislivelli. Vere macchine idrauliche del passato, oggi raccontano l’ingegno tecnico dell’epoca.

Le più spettacolari si trovano a Frómista e soprattutto a Calahorra de Ribas, dove un complesso sistema di bacini e porte lignee mostra come si regolava il flusso dell’acqua. Camminarci accanto significa entrare in un manuale di ingegneria del XVIII secolo.
Città, arte e memoria mercantile
Medina de Rioseco, antico centro commerciale, conserva darsene, magazzini e il Museo di San Francesco, punto chiave per capire la storia del canale e dei traffici fluviali.

A Frómista, la chiesa romanica di San Martín è un capolavoro dell’arte medievale lungo il Cammino di Santiago, mentre Becerril de Campos custodisce un prezioso patrimonio rurale e artistico, con chiese, palazzi e tradizioni legate alla terra.

Tierra de Campos: paesaggio e silenzio
Il canale attraversa la Tierra de Campos, regione della Spagna, classificata anche come regione naturale, che si estende nella comunità autonoma di Castiglia e León ed in particolare nelle provincie di León, Zamora, Valladolid e Palencia. Distese di mare dorato di grano e cieli vastissimi. Qui l’acqua crea un corridoio verde inatteso, rifugio per aironi, anatre e rapaci. È uno dei tratti più suggestivi per chi cerca lentezza e contemplazione.

Natura e zone umide
Dal punto di vista ecologico, il canale è una spina dorsale verde. Le sue sponde alberate ospitano fauna e flora tipiche degli ambienti fluviali. A breve distanza si trova la Laguna de la Nava, una delle zone umide più importanti della Castiglia e León, paradiso per il birdwatching. Chiamata anche Mar de Campos , la Laguna era originariamente una grande laguna steppica con una superficie media di circa 2500 ettari situata a sud-ovest della provincia di Palencia ed era una delle più grandi zone umide della penisola. Dopo diversi tentativi di drenaggio, scomparve definitivamente come zona umida nel 1968 per aprire nuove terre coltivabili.

Turismo lento tra acqua e sentieri
Oggi il Canale di Castiglia è Bene di Interesse Culturale e meta ideale per cicloturismo, escursioni a piedi e navigazioni turistiche in tratti restaurati. I cammini lungo le alzaie, un tempo usate per trainare le chiatte, sono percorsi pianeggianti e accessibili, perfetti per scoprire ponti, acquedotti e antichi edifici industriali.
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Sapori della tradizione
Il viaggio è anche gastronomico: lechazo asado, zuppe d’aglio, legumi, formaggi artigianali e vini delle denominazioni locali raccontano una cucina contadina sincera, nata per sostenere chi lavorava nei campi e lungo il canale.
Tra storia e quiete
Il Canale di Castiglia non è solo un’opera idraulica: è la testimonianza di un’epoca che credeva nel progresso attraverso l’ingegno umano. Oggi, tra acque tranquille, chiuse monumentali e pianure silenziose, quel sogno illuminista rivive come esperienza di viaggio lenta, colta e profondamente legata al territorio.










