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VIANDANTE DEL CIELO E I SUOI VINI DEL TRASIMENO

Il nome insolito deriva dalla traduzione di Skywalker, gruppo californiano che include anche tenute in Provenza e in California. Al tempo stesso identifica questa tenuta sita a Passignano, sulla sponda nord del lago Trasimeno, quarto lago più grande d’Italia. Michele Biraga, loro direttore, ci ha presentato questa realtà avviata nel 2007, oltre a proporci una degustazione di tre annate del suo cru omonimo

Testo Giovanna Moldenhauer

foto u.s. R. Gabriele

Viandante del Cielo si sviluppa intorno a un Convento di Frati Cappuccini del XVI secolo, che incorona il punto più alto della tenuta, ove è possibile godere di una spettacolare vista sull’Isola Maggiore. I 24 ettari totali comprendono 4 ettari di vigneto, piantati lungo le strette terrazze che si affacciano sul lago, con un’altitudine che va dai 330 ai 370 metri d’altitudine con un’esposizione Sud/Sud-Ovest.

Convento cappuccini@Riccardo Gabriele

Il lago crea un microclima molto particolare, i suoi 124 chilometri quadrati di superficie di acqua relativamente bassa (la profondità massima è inferiore a 6 metri) aiuta a mitigare gli sbalzi di temperatura, raffreddandosi di giorno e riscaldandosi dolcemente di notte. Il lago aiuta inoltre a mantenere elevati i livelli di umidità anche nei mesi più caldi. Sin dal debutto la consulenza enologica è affidata a Maurizio Castelli.

panorama-convento

Nell’impianto dei vigneti sulle terrazze superiori dello sperone esposto a sud è stato piantato il Cabernet Sauvignon. Immediatamente sotto il Convento dei Cappuccini, i terreni di arenaria compatti e ben drenati di queste terrazze, duri e poveri per molti aspetti, si adattano a tale varietà. Il Merlot, che risponde bene a condizioni di terreno più umide, ha trovato una dimora naturale sulle terrazze più basse.

Vista sui vigneti dalla cantina

Nell’impianto dei vigneti sulle terrazze superiori dello sperone esposto a sud è stato piantato il Cabernet Sauvignon. Immediatamente sotto il Convento dei Cappuccini, i terreni di arenaria compatti e ben drenati di queste terrazze, duri e poveri per molti aspetti, si adattano a tale varietà. Il Merlot, che risponde bene a condizioni di terreno più umide, ha trovato una dimora naturale sulle terrazze più basse.

A nord, i terreni sabbiosi e ricchi di calcare, in leggera pendenza sotto la cantina e il centro di vinificazione di Viandante del Cielo hanno dimostrato di essere la casa ideale per le varietà autoctone umbre come Ciliegiolo, Foglia Tonda, oltre a Pugnitello e Canaiolo, presenti nel secondo vino Pristinvm. In un luogo fresco e riparato sotto la protezione del Convento, si trova lo Chardonnay e il locale Grechetto, presenti nell’unico bianco Lungolago.

Interni della cantina

In cantina Viandante fermenta in vasche di cemento a forma di tulipano dal color vinaccia, prodotte in Veneto, nella misura di 43hl. Essendo realizzate in cemento non rivestito e dotate di meccanismi di gestione della temperatura, permettono ai vini di fermentare e svilupparsi in un recipiente completamente inerte, che garantisce l’assoluta purezza del sapore e dell’aroma nella fase precedente l’affinamento in botte.

La piccola verticale

Viandante del Cielo Umbria IGT 2018 – Da 80% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot, con una resa di 0,9 kg per vite, allevate in biologico, fermentano separatamente in vasche di cemento non vetrificato da 30 a 50 ettolitri, con controllo della temperatura, lieviti autoctoni, per poi, dopo la malolattica spontanea, maturare per 14 mesi solo in barriques nuove di rovere francese con diverse foreste, poi altri 8 in bottiglia. Dopo un granato profondo ha un naso decisamente complesso che passa da spezie a goudron, da frutta rossa matura ad amarena, da liquirizia a cioccolato, da mentolato a eucalipto. Al palato ha struttura, tannini ancora presenti, a grana fine, è fresco, è sofisticato e avvolgente, molto lungo nel finale, con nel retrogusto note di ciliegia sotto spirito e avvolta da cioccolato.

2019 – Sin da questa annata i mesi in barrique sono passati a 36. Qui il colore si fa un pò più trasparente, per poi spaziare al naso dalle note complesse da mentolato a speziato, poi da note terrose a quelle di foliage, da eucalipto a cioccolato. Al palato ha struttura, tannini un po’ più croccanti, freschezza, persistenza con nel retrogusto sia un tocco mentolato così come di cioccolato.

2020 – Anche qui sono 36 i mesi di barriques, poi passa 1 anno in cemento prima dell’imbottigliamento. Il colore invece torna a essere un granato profondo come per la 2018. Il naso, sempre complesso passa da mentolato a spezie, da frutta rossa a cioccolato, poi a un tocco terroso di foglie tra cui l’eucalipto. Al palato ha struttura, tannini già setosi, freschezza, già una bella lunghezza per poi avere nel retrogusto tocchi tra mentolato e cioccolato.

Conclusioni

Con Michele abbiamo apprezzato la beva meno austera della 2020, la croccantezza della 2019 e l’affinamento del 2018 di Viandante del Cielo, cru aziendale. Il contesto del lago Trasimeno influenza a nostro avviso il risultato enologico. Riteniamo che sarebbe interessante riassaggiare, tra qualche tempo, le prossime annate dato che dall’annata 2022 le percentuali dei due vitigni sono state modificate in Cabernet Sauvignon al 85% e Merlot al 15%.


Giovanna MOLDENHAUER

Giornalista professionista dal 1994, vive e lavora a Milano. Esperta in arredamento e arte della tavola, è Sommelier AIS. Il coinvolgimento con il mondo del cibo e degli chef è stata una conseguenza naturale. Scrive di vino e di cibo, nonché di turismo di settore.
Nel tempo, come soleva dire Veronelli, ha camminato le vigne, visitato territori alla scoperta delle loro peculiarità che rendono unica la nostra Italia. Pregresse collaborazioni con Riviste di settore nazionali, realizza, su richiesta, articoli “taylor made” anche per il web divenuto via via più dinamico. Partecipa come giurato a degustazioni, panel e fiere enologiche.

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