Redazione
Ogni vino ha la sua annata, anche per quanto riguarda l’età dei consumatori. Secondo il report Profilo e attitudini dei nuovi consumatori di vino in Italia dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, illustrato oggi alla Camera dei Deputati nel corso della presentazione della 58^ edizione della rassegna del vino italiano di Veronafiere (12-15 aprile), vini diversi riescono a conquistare diverse generazioni, nessuna tipologia esclusa.
Se è vero, e prevedibile, che il Prosecco è il prodotto preferito dai consumatori Millennials in su, risulta piuttosto sorprendente la virata sui rossi dei giovanissimi della Gen Z, che stilano una classifica total red fino al quinto gradino. In prima posizione – secondo l’analisi dell’Osservatorio su base Iwsr – troviamo l’Amarone della Valpolicella, con un tasso di conversione all’acquisto del 68%, seguito da Barbaresco, Taurasi, Bolgheri e Chianti. “C’è una sorta di rivincita per i vini rossi, che forse abbiamo dato prematuramente per spacciati – spiega il responsabile dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Carlo Flamini –. Sono la prova che ogni etichetta può essere quella giusta, se proposta al giusto consumatore. I giovanissimi si dimostrano non solo i più curiosi e inclini alle nuove esperienze ma anche i più aperti ai consigli”.
Stando ai dati della survey, la Generazione Z è infatti quella con la maggiore propensione a lasciarsi guidare nella scelta fuori casa ma anche nell’acquisto online, dove sono i più giovani (61%) a leggere consigli o recensioni su siti e blog, un’abitudine che scende drasticamente già tra i Millennials (38%) e arriva ai picchi più bassi tra la generazione più matura (24%). “L’impatto generazionale nell’attitudine alla sperimentazione – prosegue Flamini – si ritrova anche nella scelta dei formati. Quattro GenZ su 10 comprerebbero il vino in lattina e il 17% quello in pouch, dati che si abbassano rispettivamente al 4% e allo 0% per i Boomer”.
Nel ranking degli under30 i bianchi fanno capolino solo al sesto posto con il Soave, per poi saltare al nono con il Trento Doc. Quest’ultimo fa da trait d’union con i Millennials, che lo mettono in quarta posizione. Al secondo e terzo gradino del podio (dietro al re degli sparkling italiani, scelto da 3 consumatori su 4 nella fascia 30-44 anni) Doc Sicilia e Salice Salentino, mentre il Lambrusco emiliano (in quinta posizione) fa da ponte generazionale verso i Gen X.
Tra i 45 e i 60 anni, questi consumatori maturi inseriscono nella top 5 (sempre dopo il Prosecco) Aglianico del Vulture, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Chianti Classico e il Vermentino Sardo, che incrocia i gusti anche degli over 60, che lo piazzano al secondo posto. Nel regno enoico dei Boomer occupa l’ultimo gradino del podio il Primitivo di Manduria (anche al sesto posto per i Millennials e al settimo per la Gen Z), seguito dalle Docg campane bianche (Greco di Tufo e Fiano d’Avellino) e dal Lugana.
Guardando le tipologie, i fermi sono i vini che riscontrano gli indici di penetrazione più alti in tutte le generazioni, con un totale di 25 milioni di consumatori e picchi oltre il 90% tra i Millennials per bianchi e rossi, ben sopra la quota del 70% anche nella Generazione Z.
Per quanto riguarda gli spumanti, il Prosecco fa girare i calici di 20 milioni di italiani, ma sono quasi 16 milioni anche quelli che scelgono gli altri spumanti secchi. Le bollicine dolci si fermano a quota 11,5 milioni, al pari del rosé.











