testo e foto Liliana Savioli
Oggi parliamo di terra, di terreno, dove vengono piantate le viti. Siamo in Collio. Quella piccola particella di circa 1500 ettari vitati, in provincia di Gorizia a forma di fagiolo. Le due estremità di questo fagiolo, a ovest la zona di Dolegna e a est la zona di San Floriano, hanno delle caratteristiche geologiche ben precise. Fanno parte di una striscia di terra geologicamente molto antica composta da sedimentazioni di argilla e carbonato di calcio. Si formarono 58-38 milioni di anni fa durante l’era terziaria attraverso un lento processo di sedimentazione che diede origine a imponenti formazioni che emersero dalle acque a seguito del ritiro del mare.

I depositi si presentano oggi come un’alternanza di strati di marna (argilla calcarea) e di arenaria (sabbie calcificate ricche di silice): un terreno chiamato geologicamente Flysch ma in Friuli definito Ponca. Pertanto la Ponca è il nome che i friulani danno a questo specifico tipo di flysch.
Ne esistono di diversi colori dalla rossa alla blu, dalla grigia (in prevalenza) alla gialla. Sembra una roccia ma con il tempo, gli agenti atmosferici e la mano dell’uomo si trasforma nel terreno ideale per la coltivazione della vite. Crea stabilità idrica, infatti la stratificazione del terreno, con l’alternanza degli strati che trattengono e quelli che drenano l’acqua, crea un sistema naturale che regola l’apporto idrico alla vite. Grande è la mineralità, donando ai vini freschezza e sapidità.

Essendo poco fertile e drenante diminuisce la vigoria della vite elargendo alta qualità. Dicevamo Dolegna e San Floriano, i suoli di maggior altitudine e pendenza. Probabilmente i terreni migliori per la coltivazione di qualità.

Me ne ha parlato ampiamente l’agronomo Andrea Pittana durante una visita all’azienda , guarda caso, La Ponca. Andrea è lo stereotipo dell’agronomo, scarpe grosse e cervello fino, poche e misurate parole. O capisci o ti arrangi. Stessa cosa fa con le sue viti. Le tratta con il massimo rispetto ma anche con durezza.
Nessuna irrigazione di soccorso. Se il vigneto è stato pianto nel giusto luogo deve farcela da solo a sopravvivere e a donare i frutti, pochi ma molto buoni. Importantissima, ci racconta, la gestione della chioma e dei diradamenti. Con il cambiare del clima ogni anno è una scommessa, ma, sapendo leggere le informazioni che le piante donano, si riesce a gestire al meglio questi vigneti, tra i più alti della denominazione.
Queste stupende particelle vitate si vede che le ama, si vede da come le guarda e da come te le racconta. La zona è impervia, non ci passi per caso e per arrivarci a piedi ci vuole allenamento. La Ponca si trova a Scriò, un micro paese frazione di Dolegna del Collio. L’ultima propaggine Italiana. La punta del fagiolo di cui sopra. Poi cè il Brda, il Collio Sloveno. 45 ettari di cui 15 vitati.
Ad oggi a Scriò non c’è ancora una cantina vera e propria de La Ponca. Le lavorazioni avvengono ancora nella casa madre ma non manca molto alla creazione di una cantina in quelle terre.
La casa madre è Le Monde a Prata di Pordenone di Alex Maccan che ha acquistato questo angolo di Paradiso nel 2021 e che con giusto orgoglio si racconta “«Dopo anni di ricerche, assaggi, confronti e condivisioni, mi sono fermato nel luogo dove ho sentito di poter concretizzare questo sogno: produrre dei vini integri, capaci di dare espressione al luogo, alla coltura, al carattere che hanno reso i vini del Collio famosi»

Ma come sono questi vini prodotti con tanta passione? Ecco allora che arriva preciso l’intervento di Giovanni Ruzzene. Enologo di entrambe le realtà. Le cura in pari maniera però si percepisce che è innamorato perso de La Ponca. Solo 25.00 bottiglie.
Ci regala vini veri, puliti, molto identitari sia del luogo che del vitigno. Non grandissimi nasi ma palati intriganti, pieni, corposi, croccanti, sapidi, lunghi. Insomma dei vini che ti fanno sognare e ti portano in giro per il mondo in moto, con il vento in faccia e il sorriso stampato Vini che hanno della gran beva la loro caratteristica principale. Ma non una beva banale, al contrario. Ogni sorso è una scoperta e ti porta a riassaggiare e ancora e ancora.
Difficile scegliere tra la Malvasia, Ribolla, Chardonnay, Friulano e Sauvignon. Forse è proprio il Sauvignon 2022 quello che più mi ha conquistato. Anche se ha visto solo legno, non ha nessuna nota di vaniglia ma tanta salvia e menta e pesca e papaya e mango.
Che dire del palato? Non è sapido, è salato a livello palatale e con un retro olfatto esattamente uguale alle note olfattive. Veramente lungo con eleganza. Avete presente quei bei vestiti da sera lunghi con lo strascico, in cady di di seta, brillante e morbido che fascia senza comprimere. Ecco, questo è il Sauvignon di La Ponca, o almeno quello che ho recepito io assaggiandolo.
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Liliana SAVIOLI
Giornalista, Padovana DOC, Sommelier, esperto degustatore internazionale e docente, fa parte dell’Associazione ACAUD in qualità di sensorialista. Cavaliere della Vitovska e Ambasciatrice del Festival Internazionale delle Malvasia di Portorose. Partecipa regolarmente alle commissioni per la determinazione delle DOC E DOCG del FVG. Collaborazione con Riviste di settore anche come delegata regionale del FVG.












