di Monica Tessarolo
Il mio agognato press tour in Sicilia parte con il “botto”. Ebbene sì, giunta a Randazzo per le Contrade dell’Etna ad aprile, mi trovo sulla navetta dall’aeroporto verso l’albergo, quando sbatto contro un avviso pubblico di evacuazione.
Ma come, la Sicilia che tanto è nota per la sua accoglienza, mi vuole evacuare proprio ora che arrivo? Proprio così.
Scopro che in diverse zone dell’abitato della città etnea sono state ritrovate ben due bombe d’aereo inesplose, risalenti al 1943, uno dei momenti cruciali della campagna di Sicilia. Si tratta di un ordigno americano e di uno britannico inesplosi, ciascuno contenente circa 57 kg di tritolo. Il fatto che queste bombe non siano esplose, dice Carmelo, il conducente del van, è sicuramente un autentico miracolo mariano, essendo posizionate vicino alla basilica di Santa Maria. Riesco a strappare una breve intervista all’artificiere del 4° Reggimento Genio Guastatori dell’Esercito che sosta proprio nel mio albergo Scrivano e che ha appena condotto le operazioni di disinnesco e trasporto degli ordigni in una cava, situata nella periferia ovest, dove sono stati fatti brillare.
E penso che questa è la Sicilia: storia, cultura, superstizione, avventura e tanta protezione: una “follia sicura”. Così come l’Etna che troneggia ovunque accompagnandomi per l’intero tour e io tra me e me faccio a gara per trovarlo sempre. Non mi spaventa. Piuttosto mi rassicura. Sapendo quanto la sua terra vulcanica dona alle vigne di Carricante e Nerello Mascalese che tanto adoro e che costituiscono la doc etnea.
Apriamo le danze nel pomeriggio laddove ogni anno le Contrade iniziano: all’enoteca il Buon Gustaio di Randazzo dove Pippo, il titolare, è impeccabile nella selezione dei vini etnei ma non solo.
Brindiamo con Federico Graziani uno dei protagonisti indiscussi delle Contrade. Non ci poteva essere miglior modo per cominciare. La sera vengo catapultata a Passopisciaro per una cena indimenticabile da Franchetti, in memoria di Andrea Franchetti che inventò il concetto dei vini di Contrada sul modello dei CRU francesi o meglio dei lieux dits (o parte specifica di un vigneto) e diede vita alla più importante rassegna del vino etneo delle Contrade dell’Etna nel 2008. Oggi giunto alla XVI edizione.
Rinfresco nel patio suggestivo di Passopisciaro ( passaggio del pescatore) oltre i 1000 mt di altezza, dove campeggia illuminato al chiaro di luna, uno splendido stemma del cigno coronato con un filo di perle in bocca è il simbolo della famiglia Franchetti, dove il cigno vuole rappresentare l’amore materno che custodisce le sue perle.
L’aperitivo si apre con Passobianco 2022 igt uno Chardonnay in purezza fresco, sapido ed elegante. La cena di benvenuto prosegue nella sala interna con un’orizzontale di nerello mascalese di singola contrada ( con le iniziali R rampante, G guardiola) dalla 2009 alla 2013 dove affinano 18 mesi in botti grandi di rovere. Prodotti unici per eleganza, aromaticità, struttura, potenza e piacevolezza.
Mi sorprende il Franchetti IGT Passopisciaro 2018 composto da Petit Verdot e Cesanese di Affile tipicamente laziale che non ti aspetti sull’Etna e che ti mozza il fiato per i sentori di china, torba, grafite, infusione di tè rosso di hibiscus, fino alla buccia d’arancia caramellata. Sentori che in buona parte si ritrovano al gusto con una persistenza straordinaria.
Calorosa l’accoglienza del figlio Benjamin Franchetti. A fine serata degustiamo una 2001 di Passopisciaro rosso indimenticabile per complessità di aromi terziari.
L’indomani si apre ufficialmente la manifestazione delle Contrade dell’Etna, per la prima volta al Sikania Garden Village di Randazzo un luogo magico e immerso nella natura che dona all’evento spontaneità e suggestione del luogo. Mi aspetta una blind testing di 50 vini dell’Etna condotta e organizzata da Cristina Mercuri unica donna italiana master of wine, da scegliere su una lista che ne indicava annata e vitigno/i senza svelare l’azienda che poi potevi andare a conoscere agli stand o se buyer, anche in incontri dedicati. Molto stimolante scoprire prima degli assaggi ai banchi le tue aziende predilette e poi incontrarle. Per me è stata una sorpresa Serafica con il suo Etna bianco versante Sud, dal Monte Arso, un vulcano spento ai piedi dell’Etna. Vigneto a 1000mt slm. Vino di grande grinta gusto olfattiva, con note di agrumi di Sicilia, nuances marine, di erbe aromatiche e di idrocarburi. Freschezza, piacevolezza e persistenza al sorso, tra tanti vini, non si scorda.
Per l’Etna doc rosso rimembro Altero prephylloxera Cru Pontale Palino di Theresa Eccher, donna del vino, vendemmia 2015 ottenuto da uve di nerello mascalese e in piccola parte di nerello cappuccio provenienti da vigne vecchie prefilosseriche a piede franco poste in Contrada Pontale Palino sul versante Nord. Vino di color granato, balsamico nei sentori, con note di ciliegia matura, tabacco, cuoio, cenere. Molto persistente, salato, fresco, elegantissimo.
Per la categoria Spumante Etna doc metodo classico opto per Filici di Nicola Gumina a Castiglione di Sicilia in Contrada Piano Filici dove il fine perlage e i sentori di panificazione dolce, agrumi come cedro e lime, fiori di zagara e fico d’india, e macchia mediterranea. Al sorso è elegante e durevole. Per la catergoria vino dolce premio Nerodolce passito di nerello mascalese terre siciliane di Azienda agricola la vite dei fratelli Lizzio con note suadenti di cioccolato fondente e vaniglia, frutta secca candita, senza scordare il moscato passito igt terre siciliane la Gelsomina di Tenute Orestiadi con cui ho concluso i banchi d’assaggio domenica in lauta dolcezza. Plauso all’organizzazione Crew di Nicotra, Cimmino e Schiro’ per essere riusciti a tenere a bada i ruggiti vulcanici di tutti gli attori coinvolti.
La sera di lunedi al termine delle contrade vengo catapultata in Valle delle Ferle a circa due ore da Randazzo a pochi km da Caltagirone tra i vigneti di Frappato e Nero d’Avola dentro la DOCG Cerasuolo di Vittoria. Stanca e stranita per lo scambio di scenario mi ricredo immediatamente giunta alla tenuta di Valle delle Ferle di Claudia Sciacca e Andrea Annino due giovani ingegneri appassionati del loro territorio, molto accoglienti che dal 2016 hanno avviato il loro progetto con tanto entusiasmo e coraggio di produrre vino e realizzare una hospitality autentica.
Ci ospitano infatti nel loro antico casale restaurato sapientemente a ridosso dei vigneti. Camere ampie, curatissime e ricche di particolari del luogo con un affaccio mozzafiato sulla vallata di vigne. Si respira aria di gioia, calore e passione per la tavola e il buon vino. Cena con prodotti tipici freschissimi realizzati dalla cuoca dedicata. La mattine seguente con un paio di scarpe da trekking e le calze donate dai produttori ci addentriamo con loro nelle vigne cullati da una piacevole brezza e dai racconti di Andrea e Claudia ottimi i ciceroni.
La cantina fondata nel 2016, è in un antico palmento del XVIII secolo, dotata di tutte le attrezzature moderne per la vinificazione che segue Andrea con consulenza enologiche al bisogno. Fanno parte della FIVi ( federazione italiana vignaioli indipendenti sezione Sicilia ) che Andrea ha anche condotto. Resto piacevolmente sorpresa dal loro Frappato doc Vittoria vinificato ed affinato in acciaio per 12 mesi e poi in bottiglia 6 mesi. Mi conquista per la sua leggerezza e freschezza, una piacevolezza di beva. Frappato parrebbe l’equivalente spagnolo di fruttato. Infatti la ciliegia o cirasa in siciliano domina l’olfatto, insieme ad altri piccoli frutti rossi, così come il vegetale di foglia di pomodoro o di peperone rosso quasi abbrustolito nelle annate scorse come la 2018 e la 2017. Sebbene nella verticale ho preferito le annate più giovani che donano quella freschezza e leggerezza ad un vino rosso che sento volteggiare al palato in una splendida tarantella siciliana.
Mi ha colpito anche il metodo classico Klopè pas dosè 50% frappato e 50% nero d’Avola vinificato in barriques a contatto con le fecce fini per sei mesi con frequenti batonage. Nasce così uno spumante rosè con 30 mesi di affinamento sui lieviti. Di colore ramato, al naso fonde i piccoli frutti rossi con le spezie di chiodo di garofano e cannella. Buon corpo, elegante al sorso e con eleganti note di brezza marina salmastra. Impeccabile anche la realizzazione del Cerasuolo di Vittoria DOCG realizzato con qualche giorno di macerazione e seguito da affinamento in acciaio per 18 mesi e 18 ulteriori in bottiglia. Fiore all’occhiello della Tenuta.
Da provare per eleganza e finezza. Press tour aperto e chiuso con il botto.
Con la gioia nel cuore di aver scoperto un luogo emozionante come Valle delle Ferle e quella Sicilia che non ti aspetti fatta di impegno, lavoro sodo, con risultati sempre crescenti in qualità enologica dall’Etna Doc al Cerasuolo di Vittoria e la Valle delle Ferle, forse ancora troppo poco nota e valorizzata per le sue nicchie vinose. Buon Etna doc e frappato a tutti! A voi l’imbarazzo della scelta.
@Riproduzione Riservata

Monica TESSAROLO
Amore e Psiche. Psiche, sono io, psicologa di professione, nell’anima. Bacco è Amore per il vino.
Sommelier Ais e international wine judge, muovo i primi passi da bambina tra le vigne dei nonni valtellinesi. La metamorfosi un paio d’anni fa, quando coniugo Psiche e Bacco, per ritrovare il mio amore da bambina: divento inviata di un magazine, viaggiando alla scoperta di vini, terroir e storie. In seguito, divenuta autrice di alcuni magazine, scrivo di vino in chiave psicologica, emotiva e creativa.

























