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FAMIGLIA GROSJEAN E TUTTA LA BELLEZZA DEL PAESAGGIO VALDOSTANO

Ci troviamo a Quart, in provincia di Aosta, per approfondire Grosjean, una realtà storica del territorio che produce vino dal 1600. Abbiamo assaggiato sette differenti vini, tra cui Petite Arvine, Pinot Noir, Torrette, Fumin e tanto altro

Testo Andrea Li Calzi

Foto esterni@Grosjean

Foto bottiglia@Danila Atzeni

 

Valle d’Aosta

Frequento personalmente la Valle d’Aosta da oltre trent’anni, ed ancor oggi, ogni qual volta varco il confine con il Piemonte – luogo in cui sono nato e dove risiedo – vengo letteralmente travolto dalla bellezza di quella che considero la regione alpina più affasciante d’Europa.

La sensazione principale è un misto di stupore ed emozione dovuto al poter vivere liberamente la bellezza di una natura a tratti ancora parzialmente incontaminata.

Esperienza che consiglio vivamente a tutti coloro che subiscono costantemente il cosiddetto logorio della vita moderna. Ci troviamo nel nord-ovest d’Italia, ed oltre al vicino Piemonte – con cui condivide parecchie tradizioni – confina con Francia e Svizzera; due stati che nel corso della storia l’hanno influenzata per certi versi. Situata sulle Alpi occidentali, la Valle d’Aosta è nota per le sue vette tra le più alte d’Europa: Cervino, Monte Bianco, Monte Rosa e Gran Paradiso. Courmayeur, Cogne e Cervinia sono soltanto alcun tra le località più importanti – sicuramente le più note – e di conseguenza i resort sciistici, meta di ogni grande appassionato di montagna.

paesaggio e vigne@photo courtesy Grosjean

La regione è altresì disseminata di castelli e fortezze medievali che arricchiscono il paesaggio, lo stesso che a tratti prende le sembianze di una vera e propria fiaba.

Alludo, ad esempio, al Castello di Fénis o di Verrès risalenti al XIV secolo, o quello di Aymavilles costruito attorno al XIII secolo. Insomma, uno spettacolo per gli occhi e per il cuore, anche perché ad ogni stagione i colori variano, dunque ogni esperienza – all’interno del territorio valdostano – è a sé.

Come se non bastasse, l’ottima cucina e la produzione di eccellenti vini, narrano storie antiche ed al contempo legate fortemente al territorio ed alle sue genti.

panorama e vigne@photo courtesy Grosjean

Grosjean

A tal proposito oggi voliamo idealmente a Quart, borgo incantevole situato a 18 km nord-est rispetto ad Aosta – capoluogo di regione e splendida cittadina d’origine romana – per approfondire Grosjean, una realtà vitivinicola del territorio che produce vino dal 1600. Abbiamo assaggiato sette differenti vini, tra cui Petite Arvine, Pinot Noir, Torrette, Fumin e tanto altro. Li vedremo più avanti. I pionieri, ovvero i nonni materni degli attuali proprietari, raggiunsero Aosta da Fornet, un piccolo paesino della Valgrisenche. La famiglia Grosjean ha saputo coniugare nel tempo – soprattutto in vigna e in cantina – storia, tradizione, inventiva e anche innovazione.

Un altro elemento che contraddistingue l’azienda è il cosiddetto “fattore umano”, rappresentato dal grande amore che ciascuno dei suoi componenti ha per il proprio lavoro e per la terra. Amore rinnovato fedelmente anche dalla terza generazione, con la conduzione di Grosjean Vins passata totalmente nelle mani di Hervé, Didier, Simon e Marco.

La storia della cantina

La trasformazione in quella che oggi è ritenuta – dai più – un’azienda portabandiera dell’enologia valdostana, è iniziata – negli anni ’60 del secolo scorso – con Nonno Dauphin. Quest’ultimo decide di investire completamente nell’attività vitivinicola, arrivando a imbottigliare il proprio vino – presentato con successo all’”Exposition des Vins du Val d’Aoste – nel 1968.

@photo courtesy Grosjean

Negli anni successivi i figli Vincent, Giorgio, Marco, Fernando ed Eraldo si specializzarono in vari ambiti dell’aziendali per consolidarne la struttura a 360°. Dal 1980, con l’approfondimento delle conoscenze enologiche e il perfezionamento delle tecniche agronomiche, avviene un vero e proprio sviluppo mediante la valorizzazione dei territori a cominciare dalla Vigna Rovettaz, tra i cru più importanti della regione, incolto fino ad allora.

Attorno al 2000 viene costruita una nuova cantina in grado di supportare meglio tutto il lavoro e per accogliere i primi visitatori. Nel 2011 Grosjean decide di convertire le proprie vigne al regime di agricoltura biologica e nel 2015 la struttura viene ulteriormente ingrandita, al fine di adeguarla alla crescita produttiva; quest’ultima arrivata a 140.000 bottiglie. Nel 2022 vengono acquisiti quattro nuovi appezzamenti, che hanno consentito di aumentare la superficie dei vigneti di 180.000 metri quadrati (pari al 12% della precedente superficie vitata).

I vigneti, i vitigni e il territorio

Quella praticata in Valle d’Aosta è una viticoltura eroica. Le vigne della famiglia Grosjean crescono su terreni difficilmente raggiungibili, ad altitudini oltre i 500 e fino a 900 m s.l.m. con pendenze che arrivano fino all’80%, necessariamente terrazzati. Qui le lavorazioni richiedono fino a 700-800 ore per ogni ettaro, contro le 150 medie di un vigneto italiano. La scelta del Bio certificato ha rappresentato un salto di qualità fortemente voluto dai proprietari dell’azienda per salvaguardare, e assecondare, una natura aspra ma allo stesso tempo generosa.

photo courtesy Grosjean

Colline battute dal vento e ampiamente soleggiate, dove terreni di origine glaciale, sciolti, con prevalenza di sabbia e una buona percentuale di scheletro forgiano uve, e dunque vini, dal carattere spiccatamente minerale, sapidi e dotati di una freschezza talvolta sbalorditiva.  Le tecniche tradizionali di lavorazione dei terreni assieme all’agricoltura di precisione – come l’irrigazione goccia a goccia – permettono di portare a maturazione grappoli sani e di prima qualità.

La Valle d’Aosta è la più piccola regione d’Italia ma, al tempo stesso, una delle più ricche a livello enologico con quasi venti varietà tipiche e in gran parte autoctone.

Grosjean ne coltiva ben undici: petite arvine, premetta, gamay, cornalin, nebbiolo – picotendro, neyret, fumin, muscat, chardonnay, pinot noir e infine petit rouge.

In cantina

In cantina il processo di vinificazione prevede lavorazioni strettamente necessarie ad accompagnare i processi naturali. Favorendo e controllando la fermentazione naturale innescata dai lieviti presenti nell’uva, o di quelli appositamente selezionati solo se necessario – reintroducendo la follatura al posto del rimontaggi – i vini Grosjean conquistano finezza e leggiadria. L’utilizzo della solforosa è ridotto al minimo. Per i lunghi affinamenti, lo stile adottato si ispira alla viticultura della Borgogna, ovvero mediante l’utilizzo di piccole botti di legno di rovere.

La produzione

Vengono prodotti ventuno differenti vini suddivisi in quattro linee: biologica, classica, bollicine e infine edizione limitata. Quest’ultima va da un minimo di 500 ad un massimo 1.300 bottiglie, che celebrano particolari annate o la storia della famiglia Grosjean-Le Frères, quella del nonno Dauphin, della moglie e dei loro cinque figli.

La terza generazione non intende però fermarsi qui: dinamica, giovane ed intraprendente ha già in serbo alcune sorprese. Alcuni esempi: vinificazione di uve nebbiolo raccolte nel comune di Quart per la produzione di un nuovo Clairet, una zona dedicata interamente al nebbiolo (da queste parti chiamato picotendro) nel cru di Donnas – zona di confine con il Piemonte – che dà il nome alla DOC istituita nel 1971.

Veniamo ora al nostro consueto punto di vista, in questo caso relativo a ben sette etichette proposte da Grosjean.

Vallée d’Aoste Petite Arvine Les Frères 2022

Vigneti dislocati all’interno del comune di Quart (Vigna Rovettaz). Petite arvine in purezza. Affinamento 100% in barriques francesi da 300 lt per 24 mesi, 12 mesi in bottiglia. Paglierino vivace e piuttosto solare, timidi riflessi oro antico.

Il respiro conquista spessore poco alla volta. Dapprima piccoli fiori di malga, erba falciata e un accento di mela Golden e susina gialla; con lenta ossigenazione, c’era d’api e pietra focaia in tandem a spezie dolci e pepe bianco. In bocca si avverte il peso dell’annata, perché nonostante una freschezza ragguardevole il frutto appare maturo e sinuoso; l’alcol è ben gestito, ivi compresa la digeribilità del vino.

Vallée d’Aoste Petite Arvine Les Frères 2023

Annata nettamente più “fresca”, indubbiamente meno siccitosa; lo si evince già dal colore, ovvero un paglierino vivace con tonalità chiare. Il timbro qui è più sommesso, in levare, dunque risulta stimolante cogliere le sfumature che arrivano piano piano.

Nell’ordine: tiglio, miele millefiori e un accento agrumato frammisto a curcuma, vaniglia appena sussurrata e lieve smalto. In bocca la sinergia tra le varie componenti gustative è maggiormente centrata; il vino risulta scorrevole, vi è tensione acida e un’impronta salina di tutto rispetto. Lunghissimo.

Vallée d’Aoste Pinot Noir Les Frères 2022

L’affinamento avviene in tonneaux da 500 l per 24 mesi, un anno in bottiglia. Anche in questo caso torniamo a fare i conti con un’annata che ha impegnato non poco i viticoltori per via dell’eccessivo caldo e i lunghi periodi di siccità. Ciò nonostante, il vino appare ben vibrante in tema di colore: un bel rubino con unghia granata. Al naso è un tripudio di frutti di bosco maturi, cannella, grafite e zagara; con lenta ossigenazione emergono sentori legati alla mineralità del suolo, soprattutto terriccio bagnato, humus e una lieve tostatura che non disturba affatto. Anche in bocca il sorso è ritmato, energico, vivo e dotato delle “giuste curve”; coerente soprattutto l’apparato minerale.

Vallée d’Aoste Pinot Noir Les Frères 2023

Film già visto, il millesimo 2023 regala un Pinot Noir questa volta giocato maggiormente sui toni floreali che vanno dalla zagara alla viola, ivi compreso un accento di pietra frantumata, spezie dolci e liquirizia in caramella; con lenta ossigenazione ancora una volta la tostatura che rende il bouquet ancor più ricco. Complesso.

Anche il colore è nettamente più vivace, trama rubino squillante con timidi riflessi granata. In bocca non risparmia colpi, grazie ad una tensione acida ragguardevole ed un allungo salino che mostra tutto il potenziale dei vigneti di Quart. Molto buono.

Vallée d’Aoste Torrette Superieur Vigne Rovettaz 2023

Vigneti dislocati all’interno del comune di Quart (Vigna Rovettaz). Petit rouge 75%, fumin 10%, cornalin 10% e premetta 5%. Affinamento in botte di legno da 3.000 litri per 12 mesi, 6 mesi in bottiglia.

Il Torrette Superieur fa parte di quella determinata categoria di vini che amo, perché al classico colore rubino-granato infrappongono nuances viola-fucsia incredibilmente vivaci, sembrano scariche elettriche. Al naso squaderna un mix di fiori e frutti rossi dal carattere vivace, spigliato: ribes, violetta e lampone, pesca matura e financo scorza d’arancia rossa. Mediante giusta ossigenazione emergono suggestioni di pietra polverizzata e grafite, pepe del Sichuan. In bocca il sorso è orientato su toni morbidi che richiamano il frutto opportunamente maturo, ben presto vivacizzato da un’acidità incalzante; quest’ultima può considerarsi a tutti gli effetti l’elemento che richiama più volte il sorso. Tannino setoso, dolce, lunghezza media su un corpo ben allineato alla struttura del vino.

Vallée d’Aoste Fumin Vigne Rovettaz 2023

Da uve fumin in purezza allevate all’interno del comune di Quart (Vigna Rovettaz) Affinamento in barrique francesi per 12/15 mesi, alcuni mesi in bottiglia prima della vendita. Rubino intenso, caldo, in controluce rilessi porpora; indubbiamente l’estratto è significativo così come la vivacità di colore. Il respiro è intenso, incentrato dapprima su note dolci di susina nera, amarena, ma anche tocchi empireumatici quali legna arsa e cenere. Con lenta ossigenazione emergono suggestioni speziate proprie del Dna del vitigno e leggermente tostate, ovvero un’idea di legni nobili ben fusi tra loro. Chiude su toni vagamente balsamici e al contempo rinfrescanti. In bocca si muove agilmente tra la rotondità del frutto e un tannino dolce, ben marcato e una freschezza corroborante. Ciò che colpisce ancor più è la profondità e il ritorno salino, caratteristiche che fanno presagire un futuro più che roseo e mostrano ancora una volta il potenziale del cru in questione.

Vallée d’Aoste Rouge Heraco 2022

Originale sin dal suo nome, che svela l’ultima creazione della cosiddetta “Nouvelle Vague ” di casa Grosjean. Quattro personalità distinte ma unite dalla passione nel produrre vini di montagna fortemente identitari e legati al territorio valdostano. Da uve nebbiolo (picotendro), petit rouge, fumin, pinot noir allevate nel comune di Quart a 700-900 m slm. Affinamento di 15 mesi in legno di rovere da 300 l e 500 l. Ulteriori 10 mesi in bottiglia prima della messa in vendita. Trama cromatica intensa color rubino caldo e dotato di profondità; estratto medio. Avvicino il naso al calice e vengo travolto da un’ondata di profumi che giocano a rincorrersi, ovvero un continuo scambio tra agrumi rossi, ribes, erbe officinali, spezie dolci e toni autunnali; lievemente terrosi.

Trascorsi 20-30 minuti dalla mescita, pennellate floreali piuttosto nitide richiamano la rosa rossa, il geranio selvatico. Un vino che cambia registro di continuo.

In bocca trovo che debba ancora assestarsi, riequilibrare la propria sostanza, sfumare lievemente la parte sapida/alcolica a vantaggio della acidità dei frutti rossi – tangibile – ma che solo il tempo saprà restituire fedelmente . Gran bel potenziale evolutivo a mio avviso.

@Riproduzione riservata

(In copertina, Hervé Grosjean@photo courtesy Grosjean)

Andrea LI CALZI

Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000.
Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021  ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.

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