testo e foto Monica TESSAROLO
Un progetto di-vino
Ci sono aziende che prendono forma da un piano ragionato e meticolosamente costruito e altre che nascono da un’emozione improvvisa. Torre Civette appartiene a questa seconda categoria. Prima ancora di essere una cantina è il frutto di un innamoramento, quello per una terra capace di conquistare al primo sguardo.
La protagonista di questa storia è Irina Gorshkova, imprenditrice di origini kazake che vive in Grecia e che, dopo aver attraversato l’Italia in lungo e in largo, ha trovato nella Maremma il luogo in cui trasformare una visione in realtà. Abbiamo avuto il privilegio di scoprirla durante un press tour che ci ha accompagnati all’interno dell’anima della tenuta, tra vigne, cucina, ospitalità e vini.
Dietro questo progetto c’è naturalmente una proprietà lungimirante, ma soprattutto una squadra che ogni giorno rende concreta quella visione. Arianna Balducci, CEO dell’azienda, ci ha guidati con competenza e disponibilità lungo tutto il percorso; accanto a lei l’enologo residente Marco Tolfa, che lavora in costante sinergia con Riccardo Cotarella, insieme allo chef e a tutto lo staff della tenuta. È proprio questa armonia tra persone e competenze a rappresentare uno degli elementi distintivi di Torre Civette.
Recuperare il passato per costruire il futuro
L’avventura prende forma nel 2015, quando inizia un importante intervento di recupero e valorizzazione di un’antica proprietà immersa nella campagna di Scarlino, nel cuore della Maremma grossetana, tra il Mar Tirreno e la Riserva Naturale delle Bandite.
Il casale viene restaurato rispettandone l’identità originaria e trasformato in una dimora elegante, perfettamente inserita nel paesaggio. Intorno si apre uno scenario che sembra disegnato dalla natura: da una parte il promontorio di Punta Ala, dall’altra il piccolo isolotto dello Sparviero, mentre la macchia mediterranea accompagna lo sguardo fino al mare.
Il nome della tenuta affonda le proprie radici nella storia del territorio. Torre Civette richiama infatti l’antica torre costiera edificata nel 1568 dal Granducato di Toscana come presidio difensivo contro le incursioni dei pirati saraceni. Come tutte le torri di avvistamento disseminate lungo la costa, comunicava con quelle vicine attraverso colonne di fumo durante il giorno e fuochi accesi nella notte, dando vita a una rete di controllo che proteggeva l’intero litorale maremmano.
È facile immaginare che proprio tra quelle antiche mura trovassero rifugio le civette, silenziose sentinelle notturne. Con i loro grandi occhi vigili e il volo discreto, sembrano ancora oggi custodire questo luogo, diventandone il simbolo più autentico. È un’immagine che appartiene quasi alla leggenda, ma che contribuisce a rendere Torre Civette un luogo dove storia, natura e immaginazione convivono con sorprendente naturalezza.
Oggi la proprietà si estende su circa trentacinque ettari, undici dei quali destinati alla viticoltura. I filari, impiantati nel 2017, sembrano scendere dolcemente verso il Tirreno, inseriti in un anfiteatro naturale circondato dalla macchia mediterranea.
Qui il mare non è soltanto uno sfondo paesaggistico, ma un protagonista silenzioso del vigneto. Il Maestrale e il Ponente soffiano con continuità, asciugano i grappoli, garantiscono una costante ventilazione e contribuiscono all’equilibrio vegetativo delle piante. Camminando tra i filari si percepisce chiaramente la natura del terreno: sabbia, limo, argilla e scheletro si alternano in suoli di origine marina e alluvionale, ricchi di elementi minerali e naturalmente drenanti. Una composizione pedologica che, unita all’altitudine compresa tra i venti e i cinquanta metri sul livello del mare, crea condizioni particolarmente favorevoli alla produzione di vini di forte personalità.
Fin dalle prime fasi del progetto entra in scena Riccardo Cotarella, uno dei nomi più autorevoli dell’enologia italiana e internazionale. Con lui viene definita una linea produttiva chiara e ambiziosa: perseguire la qualità senza compromessi, lasciando che sia il territorio a esprimersi con autenticità.
La tenuta coltiva Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot, varietà che in questo contesto costiero trovano un’espressione di grande equilibrio e precisione. Lo sguardo, però, è già rivolto al futuro. Tra i prossimi obiettivi figurano l’introduzione di vitigni autoctoni come Vermentino e Ansonica e la realizzazione di un Metodo Classico che possa raccontare, attraverso le bollicine, il carattere marino di questa parte di Toscana.
La degustazione di vino
La degustazione si apre con Civetta in Rosa Toscana IGT Rosato 2025, Syrah in purezza che, personalmente, considero il vino più convincente della gamma e quello che sceglierei senza esitazione per accompagnare l’estate. Nel calice si presenta con una veste delicatamente ramata e molto luminosa. Il bouquet è raffinato e immediato, attraversato da profumi di fiori appena sbocciati, piccoli frutti rossi e un elegante richiamo al pompelmo rosa che ritorna puntuale anche al palato. Il sorso è teso, vibrante e sapido, sostenuto da una piacevole energia gustativa che riflette perfettamente il carattere della costa maremmana. È uno di quei vini che lasciano un ricordo preciso e che, inevitabilmente, finiscono per conquistare un posto speciale nel cuore.
Il secondo assaggio è Civetta Brava 2022 IGT Rosso, ottenuto da un assemblaggio di Syrah (65%) e Cabernet Sauvignon (35%). Un vino che conferma ancora una volta quanto il Syrah abbia trovato lungo la fascia costiera della Maremma uno dei suoi habitat più espressivi. L’olfatto si apre con una marasca matura ma ancora croccante, accompagnata da sfumature vegetali eleganti che ricordano il peperone rosso e la foglia di basilico. In bocca mostra equilibrio, slancio e una freschezza ben calibrata che accompagna una progressione lineare e dinamica, rendendo la beva particolarmente piacevole e mai affaticante.
Il momento più atteso della degustazione arriva con la verticale di Torre Civette IGT Rosso, proposta nelle annate 2022, 2021 e 2020. Protagonista assoluto è il Cabernet Franc in purezza proveniente dal vigneto Carpineto, interpretato attraverso tre vendemmie differenti che raccontano il dialogo continuo tra vitigno e territorio.
La raccolta viene effettuata esclusivamente a mano, con una rigorosa selezione dei grappoli direttamente in vigneto. Dopo la fermentazione in acciaio, il vino affronta un affinamento di dodici mesi in barrique francesi, seguito da un ulteriore anno di riposo in bottiglia, tempo necessario per raggiungere il proprio equilibrio espressivo.
Ogni annata possiede una personalità distinta. La 2020 affascina per profondità, eleganza e straordinaria armonia. La 2021 mette in mostra una maggiore complessità aromatica e un profilo più intenso, mentre la 2022 conquista per la generosità del frutto e per una beva particolarmente coinvolgente.
In tutte emerge con chiarezza l’identità del Cabernet Franc: un corredo aromatico ricco di richiami mediterranei, spezie fini, erbe officinali, note balsamiche, radici, liquirizia e leggere sfumature di cenere che impreziosiscono il bouquet. Il sorso è sostenuto da tannini perfettamente integrati, da una materia polifenolica importante ma mai invasiva e da una freschezza che accompagna il vino verso una persistenza lunga, elegante e profondamente territoriale.
È proprio questo terroir, sospeso tra mare e macchia mediterranea, a imprimere il proprio carattere ai vini della tenuta. Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot trovano qui un equilibrio naturale tra maturità del frutto, precisione aromatica e tensione gustativa, arricchito da una marcata sapidità che richiama il respiro del Tirreno e quella sottile impronta iodica che accompagna ogni sorso.
Grande attenzione è stata dedicata anche all’identità visiva della gamma. Le etichette sono eleganti, riconoscibili e raccontano una storia ancora prima di essere stappate. In Civetta in Rosa una civetta dorata sorvola un paesaggio dalle sfumature rosate dominato dall’antica torre. Civetta Brava, invece, raffigura il rapace posato a terra con una corona dorata stretta tra gli artigli, simbolo della forza e della ricchezza della terra, mentre sullo sfondo risplende una luna dorata. Nell’etichetta di Torre Civette, infine, la civetta prende il volo dal mare con la corona sul capo, illuminata dalla luna piena: un’immagine evocativa che sembra rappresentare la massima espressione della tenuta e il suo vino simbolo, il Cabernet Franc.
Ospitalità
A Torre Civette l’ospitalità non rappresenta un semplice servizio, ma un’estensione naturale del progetto vitivinicolo. L’enoturismo viene interpretato come un percorso immersivo in cui vino, paesaggio e accoglienza dialogano continuamente tra loro.
Le visite si svolgono esclusivamente su prenotazione e accompagnano gli ospiti attraverso vigneti, oliveti e sentieri che attraversano la macchia mediterranea fino a raggiungere spiagge ancora incontaminate. Tra le esperienze più emozionanti spicca l’aperitivo al tramonto, quando il sole si immerge lentamente nel Tirreno regalando una delle golden hour più spettacolari della costa toscana.
Anche noi abbiamo avuto il privilegio di viverla: a bordo delle piccole vetture elettriche della tenuta siamo partiti dalla terrazza panoramica per raggiungere la spiaggia privata, dove abbiamo brindato al futuro di Torre Civette con lo sguardo rivolto al mare.

Il cuore dell’accoglienza è l’antico casale, restaurato nel pieno rispetto dell’architettura rurale maremmana. Materiali naturali, colori delicati e spazi essenziali dialogano con il paesaggio circostante senza mai alterarne l’equilibrio. La camera che mi ha ospitato si apriva su un giardino privato immerso nella macchia mediterranea, tra ulivi secolari, fiori spontanei e alberi monumentali come un “pino marittimo” secolare (rectius, un maestoso esemplare dipino domestico (Pinus pinea) legato a Giuseppe Garibaldi, (noto come il Pino di Clelia) che ti accoglie all’ingresso della tenuta. Un luogo dove il tempo sembra rallentare e la natura torna a essere protagonista assoluta.

La stessa attenzione si ritrova nella proposta gastronomica. La cucina valorizza le eccellenze locali attraverso ingredienti provenienti dall’orto aziendale e da una selezione di piccoli produttori del territorio. I piatti reinterpretano la tradizione toscana con gusto contemporaneo, accompagnati dall’olio extravergine ottenuto dagli ulivi secolari della proprietà, autentico filo conduttore dell’intera esperienza gastronomica.
Anche la colazione diventa un momento da ricordare. Prodotti artigianali, preparazioni fresche e un servizio attento si uniscono alla vista dei vigneti che degradano verso il mare, regalando un risveglio che racchiude tutta l’essenza di Torre Civette. Più che un soggiorno, è un’esperienza capace di lasciare un ricordo destinato a durare nel tempo.
Torre Civette è un progetto in continua trasformazione. Cresce senza perdere la propria identità, alimentato dalla volontà di valorizzare un territorio straordinario e dalla convinzione che ogni nuova sfida possa diventare un ulteriore tassello di una storia ancora tutta da scrivere.
(In copertina, l’azienda@M.Tessarolo)

Monica TESSAROLO
Amore e Psiche. Psiche, sono io, psicologa di professione, nell’anima. Bacco è Amore per il vino.
Sommelier, Degustatore Ais e international wine judge, muovo i primi passi da bambina tra le vigne dei nonni valtellinesi. La metamorfosi un paio d’anni fa, quando coniugo Psiche e Bacco, per ritrovare il mio amore da bambina: divento inviata di un magazine, viaggiando alla scoperta di vini, terroir e storie. In seguito, divenuta autrice di alcuni magazine, scrivo di vino in chiave psicologica, emotiva e creativa.
























