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NAPOLI, ALLA BMT I CANI RESTANO FUORI

Il paradosso della Borsa Mediterranea del Turismo: mentre il travel mondiale diventa pet friendly, a Napoli un cartello vieta l’ingresso agli animali. Un divieto anacronistico che contraddice l’evoluzione culturale e normativa dell’ospitalità contemporanea.

Carmen Guerriero

«La grandezza e il progresso morale di una nazione si giudicano dal modo in cui tratta gli animali».

La celebre riflessione attribuita a Mahatma Gandhi nel corso degli anni è diventata sempre più una sorta di indicatore etico della maturità civile di una società.

Non riguarda soltanto il rapporto affettivo con gli animali, ma più in generale la capacità delle istituzioni e delle organizzazioni di adeguarsi all’evoluzione dei comportamenti sociali.

Alla ventinovesima edizione della BMT – Borsa Mediterranea del Turismo, in programma alla Mostra d’Oltremare da giovedì 12 marzo u.s. ed in chiusura nelle prossime ore, questa evoluzione sembra tuttavia essersi arrestata davanti a un cartello affisso all’ingresso dei padiglioni: “Io aspetto fuori“.

uno degli ingressi BMT Napoli@TWM

Una scelta che suscita perplessità sotto diversi profili.

L’evento, infatti, è una manifestazione fieristica a carattere commerciale dedicata alla promozione turistica, quest’anno, con un focus– si legge sul comunicato stampa- sull’offerta turistica destinata agli italiani che viaggiano grazie alla presenza dei principali tour operator, compagnie crocieristiche, catene alberghiere e poi compagnie aeree, di navigazione, ferroviarie e del vasto universo di attività economiche ed imprenditoriali collegate al turismo.

Un’offerta turistica che, alla luce del cartello di cui sopra, appare essere non solo anacronistica ma anche discriminatoria, destinata solo a quegli italiani che viaggiano senza animali al seguito.

Eppure, il Turismo Pet-Friendly è un fenomeno in costante ascesa che rappresenta una nuova opportunità economica non solo per i viaggiatori ed i loro animali, ma anche per una fetta significativa del mercato turistico. Secondo recenti studi, oltre il 60% dei proprietari di cani e gatti considera l’opzione di portare i propri animali in vacanza.

Ne avevamo già scritto : TURISMO PET-FRIENDLY, IL NUOVO ORIZZONTE DEI VIAGGI

Una fiera del turismo che disattenda una larga fetta di mercato turistico mondiale sembra davvero una contraddizione in termini, ben lontana dalla semplice “ignoranza”, ovvero non conoscenza del fenomeno, ormai dilagante, che rende fondamentale ai turisti di viaggiare con i propri animali.

Secondo statistiche diffuse, in Italia, vivono quasi 65 milioni di animali da compagnia e, tra questi, cani e gatti superano i 20 milioni. La loro presenza non è solo fonte di affetto, ma porta con sé numerosi benefici per la salute e il benessere umano. Secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2025, la compagnia degli animali riduce del 15% il ricorso alle visite mediche tra gli anziani e funge da antidoto alla solitudine, generando un risparmio potenziale di 4 miliardi di euro annui per il Servizio sanitario nazionale.

Una scelta di veto ingiustificata

Non si tratta, infatti, di una fiera alimentare né di un evento legato alla somministrazione di cibo e bevande, contesto nel quale eventuali restrizioni potrebbero trovare una giustificazione igienico-sanitaria. Gli spazi espositivi ospitano stand, operatori del turismo, enti di promozione territoriale e aziende del settore travel. In altre parole, un ambiente professionale dove il divieto appare difficilmente comprensibile.

I padiglioni sorgono inoltre all’interno di un grande complesso espositivo immerso in parchi e giardini, contesto che renderebbe possibile una gestione equilibrata e responsabile della presenza di animali da compagnia.

Sul piano giuridico e culturale, la scelta appare, poi, ancor più discutibile se collocata nel quadro normativo europeo e nazionale degli ultimi anni. L’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea riconosce gli animali come esseri senzienti, imponendo alle istituzioni di tener conto del loro benessere nelle politiche pubbliche. In Italia, inoltre, la crescente attenzione verso la relazione uomo-animale si riflette non solo nella legislazione sul maltrattamento, ma anche nelle politiche di accessibilità negli spazi pubblici e privati.

Lo stesso settore turistico ha compreso da tempo questa trasformazione e costantemente si allinea alle necessità dei viaggiatori possessori di un animale domestico che considerano parte della famiglia . Compagnie aeree, catene alberghiere e ristoranti — compresi molti indirizzi di alta gastronomia — hanno progressivamente adottato politiche pet friendly, riconoscendo che gli animali da compagnia fanno ormai parte integrante dell’esperienza di viaggio di milioni di persone.

E’ dello scorso anno, infatti, la decisione dell’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) di aggiornare le normative sul trasporto di cani, gatti e altri pet a bordo degli aerei, consentendo ai turisti di viaggiare in aereo con i propri animali domestici, regalando così, un sorriso a milioni di italiani amanti degli animali.

Anche di questo avevamo scritto: VIAGGI IN AEREO PER ANIMALI DOMESTICI: DA DOMANI POTRANNO VOLARE IN CABINA

Non sorprende quindi che alcune delle più importanti fiere internazionali abbiano già affrontato la questione con un approccio più inclusivo. Eventi globali come ITB Berlin, una delle principali manifestazioni mondiali dedicate al turismo o World Travel Market London, prevedono generalmente l’accesso agli animali da compagnia purché accompagnati e sotto la responsabilità dei proprietari, nel rispetto delle normali regole di sicurezza e convivenza.

Il contrasto è evidente. Proprio un evento dedicato alla promozione del viaggio e dell’ospitalità internazionale sembra ignorare una delle trasformazioni più visibili della cultura contemporanea del turismo: l’integrazione degli animali domestici nella vita quotidiana e nelle esperienze di mobilità.

In un’epoca in cui il concetto stesso di ospitalità si misura sempre più sulla capacità di includere, il cartello che vieta l’ingresso ai cani appare non solo un mero dettaglio organizzativo, ma il simbolo di una distanza culturale.

Perché se è vero che il turismo racconta il mondo che cambia è altrettanto vero che, talvolta, paradossalmente, chi organizza il turismo sembra dimenticare di osservare proprio quel cambiamento. Specie quando cammina a quattro zampe.

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