di Carmen Guerriero
La bella città di Trento, cuore elegante del Trentino-Alto Adige, è legata indissolubilmente alla storia, prima ancora che all’arte ed all’eccellenza. Fu, infatti, sede del famoso Concilio di Trento, svoltosi nel Castello del Buonconsiglio dal 1545 al 1563 per riaffermare l’autorità assoluta della Chiesa di Roma, del pontefice e della dottrina cattolica, con dura condanna di qualsiasi altra dottrina, compresa quella protestante.

Eretto tra il 1239 e il 1255 su uno sperone di roccia nel cuore cittadino, il Castello del Buonconsiglio di Trento è il più importante monumento storico-artistico a carattere non religioso del Trentino. Sede dei principi vescovi fino alla secolarizzazione dell’episcopato nel 1803, il castello è un insieme di corpi di fabbrica di epoche diverse, circondati da un’imponente cinta muraria cinquecentesca. Da imponente fortezza medievale, nei secoli è stato oggetto di vari rimaneggiamenti, come la raffinata loggia (in copertina@TWM2024) e, nel Cinquecento, il Magno Palazzo, una delle più sontuose residenze rinascimentali d’Italia, voluta dal raffinato Cardinale Clesio, dagli splendidi affreschi di alcuni dei migliori artisti dell’epoca, come Girolamo Romanino, Dosso e Battista Dossi, Fogolino e Zaccaria Zacchi.

Dietro la cinta muraria, delimitata da bastioni cilindrici, a sorpresa, si apre un incantevole giardino all’italiana. Su tutto il complesso domina l’austera Torre d’Augusto, cui si accede attraverso la corte interna del medievale Castelvecchio, con la successione delle logge in stile gotico veneziano.

Dal 1973 il castello ospita il Museo Provinciale d’Arte, denominato “Castello del Buonconsiglio, monumenti e collezioni provinciali”, dove sono esposte collezioni d’arte, dipinti, sculture, opere grafiche, codici miniati, stufe in maiolica, raccolte archeologiche e numismatiche. Torre Aquila custodisce il celebre “Ciclo dei Mesi”, una delle più importanti testimonianze del gotico internazionale realizzato nel 1400 dal pittore boemo Venceslao.
Dal Castello si dipana il dedalo di strade che, nei secoli, ha intessuto il bel centro storico cittadino, dai palazzi eleganti, chiese monumentali e piazze sontuose, come Piazza Duomo.

Qui, il Grand Hotel Trento, Hotel a 4 stelle costruito tra il 1939 ed il 1942 dall’ingegner Giovanni Lorenzi, è simbolo dell’architettura razionalista e rappresenta un passaggio storico tra la città medievale e quella moderna.

Ambienti raffinati, 136 camere ampie e curate nei dettagli ed un Ristorante Clesio, ad evocare il Cardinale autore di Magno Palazzo, dalla cucina di timbro mediterraneo che valorizza ingredienti e prodotti tipici trentini.

La terrazza al sesto piano è chiamata Frizzera, in ricordo del precedente proprietario, Bruno Frizzera, noto commercialista e consulente del ministro Vanoni che gli conferì l’incarico di studiare la prima Dichiarazione dei Redditi.

A breve distanza, nel cuore della città, il Ristorante Augurio è l’indirizzo della nuova declinazione di cucina dei fratelli Augurio, Luca, Mattia e Samuele, rispettivamente maitre di sala e sommelier, chef e sous chef. La filosofia creativa ruota intorno alla joy du vivre, premessa e promessa di felici interpretazioni culinarie.
Un design lineare ed elegante segnato da ambienti luminosi, mura antiche, volte in pietra, legno di larice trentino per i tavoli, oggetti di design di artigiani locali, due sale, su due livelli e cucina a vista a creare atmosfera ovattata, d’intimità e riservatezza.


Il territorio è sempre il focus , la ricerca il motore costante dell’impegno comune. Dal sontuoso Benvenuto fino al dessert, tutte le portate, in sequenza,sono declinate in un naturale equilibrio e un’esplosione crescente di sapori che indicano, coesi, la strada verso un concept innovativo di stile gourmet, dove maestria e ricercatezza sono il diktat assoluto.
A tanto, una ricca selezione di etichette nazionali in pairing con le proposte culinarie e stagionali, in un’accezione creativa e, a tratti, quasi immaginifica. Nella speciale occasione della nostra visita, i piatti sono stati abbinati ad una degustazione della collezione aziendale di CEMBRA Cantina di montagna, con la guida dell’enologo Stefano Rossi.

Il modo migliore per apprezzare un prodotto è raccoglierne l’essenza nel suo territorio d’origine. Una degustazione di vini eccellenti reclama un approfondimento in cantina. Ecco che la tavola diventa il miglior ambasciatore delle eccellenze del territorio e si fa promotore del turismo locale.
A confine con l’Alto Adige e la Val di Fiemme, la Val di Cembra e ‘ un angolo di territorio plasmato dalle glaciazioni preistoriche e dalle acque del torrente Avisio con erosioni costanti, scavando nella roccia durissima, il porfido, l’oro rosso di queste valli. Viticoltura eroica e dedizione delle genti locali hanno dato vita a Cembra cantina di montagna, la cantina più alta del Trentino (700 m s.l.m.) che vanta circa 300 soci, con vigneti da mezzo ettaro a max 7 ha.
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Ottimo punto di partenza per escursioni lungo il Dürerweg e il Sentiero Europeo E5, il Lago Santo, Frazione Scancio, a Segonzano, assicura un pieno di relax e benessere, con una serie di attività all’aria aperta come trekking, bike, passeggiate tra i boschi o su brevi tratti di spiaggia naturale o, semplicemente, per un wine picnic immerso nel verde. Incantevole specchio lacustre, il Lago Santo è situato a 1.200 m, in una conca spartiacque originata dall’erosione del ghiaccio nel porfido, nell’omonima val di Cembra.

Una leggenda popolare narra che il luogo dove sorge oggi il lago fu oggetto di grande contesa tra gli eredi. Una notte, all’improvviso, si creò il lago e l’acqua iniziò a straripare, minacciando il paese sottostante. Gli abitanti, in segno di supplica, gettarono dentro un anello della Madonna che, di colpo, fece cessare lo straripamento e Cembra fu salva. Da allora, la tradizione popolare ha definito il Lago “Santo”.
Vero o falso, resta l’incanto di un luogo sereno, baciato dal sole e dalla pace.
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